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Troppe riedizioni nell’arredo design? No, è la…

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Troppe riedizioni nell’arredo design? No, è la rinascita dei classici

Guardare indietro per andare avanti. Mai come durante la design week milanese di quest’anno si è sentito tanto parlare di maestri, di pezzi iconici, riedizioni, rivisitazioni e citazioni. Una crisi d’identità, di idee? Forse il momento adatto per ripensare con il giusto distacco alla lezione dei grandi nomi del design italiano, e non solo, per assorbirne lo spirito innovativo, la spinta propulsiva e portarla nel contemporaneo. Così si scava nei cataloghi e negli archivi, si festeggiano gli anniversari per riportare in casa chi ha passato l’esame del tempo.

Niente a che fare con il vintage, piuttosto con il concetto assoluto di classico, con oggetti che non fanno parte solo del nostro passato, ma che continuano a essere patrimonio del nostro presente.

Imprescindibile l’anniversario dei 100 anni della nascita di Achille Castiglioni. Flos, azienda con cui il visionario architetto ha collaborato fin dal 1954 disegnando lampade indimenticabili (una per tutte la Arco, nel 1962 con il fratello Pier Giacomo), recupera dal suo archivio storico due riedizioni speciali, Ventosa e Nasa, due piccoli dispositivi che interpretano gli aspetti più e meno tangibili della luce: il movimento e il divertimento.

Proprio dalla luce è partita la ricerca di Filippo Cristina, fondatore di Tato. «Ho iniziato meno di dieci anni fa producendo lampade con una forte vocazione al passato, poi mi sono avvicinato al mondo delle riedizioni e me ne sono innamorato», racconta l’imprenditore. Oggi Tato prosegue su doppio binario muovendosi tra moderno e contemporaneo. Tra i moderni, il catalogo conta su nomi di primo piano della scuola milanese: da Corrado Corradi Dell’Acqua a Ignazio Gardella, da Eugenio Gerli a Gio Ponti. Negli anni, al design senza tempo delle lampade, si è affiancata una selezione di arredi derivati dalla ricerca condotta negli archivi dei progettisti e degli architetti che hanno fatto la storia del Made in Italy, come il Tavolo Piedi Regolabili di Ignazio Gardella, del 1951, e la Poltrona Angolo di Corrado Corradi Dell’Acqua, del 1963, proposta all’ultimo Fuorisalone.

Gio Ponti è protagonista quest’anno di un’altra importante riedizione, quella del suo tavolo D.859.1 disegnato sessant’anni fa per l’auditorium annesso al Time&Life building, al 1271 di Avenue of the Americas a New York, sede della casa editrice Time Inc. Il D.859.1, utilizzato principalmente come grande tavolo per conferenze (è lungo oltre 3,60 metri) è in frassino massello con puntali in ottone e oggi viene riproposto da Molteni&C anche in frassino tinto nero e in due dimensioni più contenute che rispettano fedelmente l’armonia e le proporzioni del progetto originale.

Di un altro grande milanese, Luigi Caccia Dominioni, si è molto parlato di recente grazie a un accordo siglato tra gli eredi e B&B Italia per produrre oltre 20 pezzi che hanno fatto la storia del design italiano. Presentate in anteprima al Fuorisalone, da settembre saranno commercializzate icone come la sedia Catilina, le poltrone ABCD, Toro, Chinotto, il pouf Cilindro, i tavoli e tavolini Cavalletto, Fasce Cromate, Fascia Specchiata e le lampade Lampada Poltrona, Base Ghisa, Monachella e Imbuto.

Non sono riedizioni, ma elaborazioni di uno storico legame creativo, Debatable Matter e Debatable Joint, disegnati da Ilaria Bianchi per Dimoregallery. Queste famiglie di tavoli, tavolini e consolle con dimensioni, tipologie e funzioni differenti, esaminano l’importanza simbolica del tavolo, motore e supporto di conversazioni tra esseri umani. In particolare, il “dibattito” raccontato dalla giovane designer pisana trae ispirazione dallo storico legame creativo tra l’esponente della secessione viennese Josef Hoffmann e Carlo Scarpa.

È un incontro di spiriti affini anche quello che ha dato vita a Zettel’z Munari, edizione limitata della Zettel’z 5 di Ingo Maurer. L’ormai classica lampada dell’ironico designer tedesco veste per l’occasione i suoi foglietti di carta di riso con l’ABC di Bruno Munari, alfabetiere scritto e disegnato nel ’60 da una delle figure più eclettiche della seconda metà del ‘900: designer, grafico e pedagogo. Nell’anno dei grandi maestri, una lezione illuminante.

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