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La casa su misura (e prefabbricata) è pronta in sei mesi

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legno e acciaio

La casa su misura (e prefabbricata) è pronta in sei mesi

Villa Miriam a Monopoli (Bari): il metodo costruttivo Holzius (gruppo Rubner) permette l'assemblaggio  senza uso di chiodi e colle e si adatta a diversi tipi di clima
Villa Miriam a Monopoli (Bari): il metodo costruttivo Holzius (gruppo Rubner) permette l'assemblaggio senza uso di chiodi e colle e si adatta a diversi tipi di clima

Se il fattore tempo è uno dei punti di forza della nostra epoca, si può dire che prefabbricato è innanzitutto sinonimo di contemporaneo. Dalla firma del contratto al primo giro di chiave nella toppa, possono trascorrere anche meno di sei mesi, compresa la progettazione e la posa delle fondamenta. A trasformare, tuttavia, il prefabbricato in tendenza anche in Italia, è stato il deciso cambio di rotta semantica. Se fino a ieri il termine era sinonimo – spesso a torto – di omologazione, finiture standard e “catalogo”, oggi è sempre più spesso associato a sostenibilità, efficienza energetica, sicurezza antisismica, personalizzazione, qualità e design.

Va dimenticato quindi lo stereotipo della classica casetta con il tetto a punta: sempre più spesso nelle richieste dei committenti viene superato dal desiderio di forme evolute e sinuose, che si adattano al contesto circostante e proiettano il progetto nel futuro. Dare vita a un edificio prefabbricato – come spiegano i progettisti del team internazionale specializzato – vuol dire «ideare una nuova architettura per componenti».

Il merito va in primo luogo all’evoluzione dei materiali. Innanzitutto il legno che – anche in un mercato tradizionalmente legato a mattoni e cemento come quello italiano – sta conquistando fette consistenti di mercato (la quota stimata per il 2017 è dell’8%). Una questione di testa e di pancia: la natura è associata agli alberi e varcare la soglia di una casa in legno diventa una esperienza sensoriale, dal tatto all’olfatto. Ma l’ultima tendenza – se vogliamo, una ricoperta – è l’acciaio, la cui duttilità permette di dare spazio a forme inconsuete e strutture leggere. «Caratteristica che ben si adatta all’alto rischio sismico del nostro territorio – spiega Simona Martelli, direttore della Fondazione Promozione Acciaio – e che anche per questo si sta diffondendo». Senza dimenticare che anche il calcestruzzo può essere impiegato in costruzioni “off-site”.

In secondo luogo sono innovazione e tecnologia a indicare la direzione. Esistono case prefabbricate in legno dove i diversi componenti vengono assemblati senza l’uso di chiodi e di colle, dove le intere pareti vengono premontate in fabbrica (fino a comprendere prese e elettriche e infissi) per essere soltanto assemblate in loco, dove (ed è il caso dell’acciaio) la totalità dei pezzi può derivare dal riuso dell’esistente; o dove ogni componente può essere montato e smontato con relativa facilità. A Chienes, vicino a Bressanone, la Rubner Haus sta lavorando al primo progetto della linea Studio: accanto ai modelli già personalizzabili all’interno di un vasto catalogo, è stata lanciato un prodotto totalmente customizzabile.

Scegliere la prefabbricazione significa sposare una filosofia che punta sulle performance dell’involucro, sull’economia circolare e sulla precisione del dettaglio (al committente viene senz’altro richiesto uno sforzo di pianificazione maggiore in fase iniziale) a fronte di un risparmio sui costi. Il prezzo finale difficilmente varia rispetto al preventivo, perché gli imprevisti in corso d’opera sono ridotti al minimo. Secondo i produttori, quindi – a parità di caratteristiche energetiche, finiture e rivestimenti – la spesa può essere inferiore fino al 30% rispetto a costruzioni “tradizionali”. A seconda delle soluzioni scelte, della customizzazione e delle difficoltà progettuali, si va da 300mila euro (esclusi i costi dell’area e delle fondazioni, in calcestruzzo) fino al milione.

Ma i casi pratici e le scelte operative delle aziende raccontano più dei concetti. Come nel caso di una realizzazione a Pisogne (Brescia) che gioca su geometrie di quadrati e rettangoli dalle linee pulite e lineari, dove grandi vetrate fanno filtrare luce abbondante: la struttura è interamente in legno grazie a un brevetto Wood Beton che unisce le tecniche costruttive a telaio e X-Lam. Ad Albinea (Reggio Emilia), Casa L realizzata da LignoAlp è diventata – immersa fra un tessuto di strutture tradizionali – un’attrazione. In legno sono anche i rivestimenti in larice degli esterni: temprati a fuoco, con una procedura che mantiene il materiale intatto nel tempo, mutandone superficie e colore. Sui Colli Euganei, Biohabitat Service ha costruito una casa che investe prima di tutto sui materiali: a basso impatto ambientale, naturali e privi di sostanze organiche volatili (i Voc, responsabili di molte patologie). Talvolta, le case in acciaio sono una sfida per i progettisti. Casa De Risi, completamente antisismica anche se di forma non regolare, è stata realizzata a Bellegra (Roma) dall’architetto Sergio Bianchi: si sviluppa su tre livelli indipendenti fuori terra e asseconda il declivio del terreno. Lo studio Prefarch e gli architetti Diego De Nardi e Alessandro Tirri stanno concludendo un progetto di ricerca per Cogi che utilizza la tecnologia Steelmax: profili iper leggeri, industrializzabile e costi-benefici vantaggiosi per prototipi residenziali.

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