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In calo (non in Lombardia) le abitazioni all'asta Nuovi strumenti per evitarle

Prosegue il calo delle abitazioni all'asta in Italia, ma con eccezioni di rilievo come la Lombardia, dove la situazione è ancora difficile. Secondo il rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, al 30 giugno di quest'anno il numero complessivo si è ridotto del 25,2% rispetto a sei mesi prima e ora le procedure in corso si attestano a 14.701. Un numero che, paragonato all'inizio del 2017 quando si era toccata la soglia di 33.304 unità, rappresenta una riduzione di meno della metà. “Questo calo segnala che ormai il numero delle vendite forzate si attesta a valori fisiologici per il nostro Paese” spiega Sandro Simoncini, presidente di Sogeea. “Ragionevole ipotizzare che, essendo il mercato delle aste la fotografia di una situazione di precarietà creatasi anni addietro, l'onda lunga delle sofferenze bancarie abbia esaurito i suoi effetti più disastrosi”. Il dato però non è uniforme.

Il Centro (-31,9%) e il Mezzogiorno (-55,6%) hanno fatto segnare gli arretramenti più decisi, mentre al Nord, macro regione dove si verifica la metà delle aste nazionali, la situazione non è omogenea, a partire dalla Lombardia che da sempre rappresenta il cuore centrale degli scambi immobiliari. Qui le case in asta (2.822) segnano ancora un'impennata del 25,2% e fa peggio il Veneto con +54,5% (2.444 procedimenti) mentre Piemonte ed Emilia Romagna presentano valori tendenzialmente in linea con il passato. A livello di province, spiccano le 1.254 abitazioni all'incanto di Padova, che precede Brescia (910), Roma (906), Catania (750), Torino (693) e Bergamo (490). Non è un caso che a soffrire siano soprattutto le aree urbane che hanno patito gli effetti più nefasti della crisi, specialmente dell'industria. Zone dove, anni addietro, le banche non sono state esenti da colpe nell'offrire mutui eccessivamente facili. Lo conferma il dato sul tipo di immobili in asta: per il 68,2% dei casi si tratta di case con un prezzo inferiore ai 100.000 euro (l'88,8% sotto i 200.000). “Viene confermato che gli anni della crisi hanno colpito soprattutto gli appartenenti alle fasce di reddito medio-basse, costretti in molti casi a sacrificare il bene-rifugio per eccellenza, la prima casa, per non essere riusciti a fare fronte a un impegno finanziario” aggiunge Simoncini.

Rispetto al calo generale delle aste, va segnalato che un motivo importante risiede nel cambiamento di prospettiva adottato dalle banche. “Gli istituti sono sempre più disponibili a ridiscutere gli accordi con i debitori. In media, il valore delle abitazioni è nettamente calato rispetto all'anno di concessione del mutuo e, di conseguenza, un'asta non consentirebbe comunque al creditore di rientrare dei capitali erogati” ammette il presidente Sogeea. Detto altrimenti, gli istituti accolgono ormai con favore operazioni di saldo e stralcio con cui vendere la casa sul mercato prima di mandarla in asta, recuperando almeno il suo valore di mercato attuale, e chiudere la partita con il debitore in tempi più rapidi.

“Il trend è questo, ma purtroppo, specialmente in provincia, ancora tante filiali bancarie faticano a riconoscere che i valori ormai si sono sgonfiati e la vendita dell'immobile, anche ai prezzi di oggi, sia la strada migliore perché quando si entra nella fase dei ribassi in asta, il prezzo finale sarà ancora più mortificato” ha spiegato William Cappa, dello studio Cappa & associati, specializzato in operazioni di saldo e stralcio per clienti privati e imprese, caratterizzato dall'assenza di costi (la remunerazione dello studio proviene dal creditore) e dalla promessa di operazioni chiuse in tempi brevissimi, anche 30 giorni. “Oggi come oggi evitare l'asta in Tribunale dovrebbe essere il primo obiettivo tanto delle banche quanto dei clienti, anche quando è già scattato un pignoramento. Se dalla vendita dell'immobile si ricava troppo poco, infatti, il pignorato non riesce a saldare tutti suoi debiti e rischia di essere attaccato su altri fronti, perché spesso parliamo di abitazioni messe a garanzia di crediti commerciali, o per cui genitori o conoscenti si siano prestati a fare da garanti”.

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