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Quando l’hotel è «griffato» dall’archistar

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Quando l’hotel è «griffato» dall’archistar

Un particolare dell’Hotel Morpheus di Macao progettato da Zaha Hadid Architects
Un particolare dell’Hotel Morpheus di Macao progettato da Zaha Hadid Architects

«Icon hotel», come microcosmi integrati nelle città. Alcuni offrono format inediti che integrano ospitalità con benessere, buon cibo e idee per il tempo libero. Alcuni si trovano in location esclusive. Molti danno nuova vita a strutture invecchiate dal tempo o a edifici usati in precedenza per altre funzioni. Tutti sono unici nel concept, nel design e nella scelta dei materiali e dei colori. Sono gli hotel firmati dalle (cosiddette) archistar per catene internazionali o per imprenditori fiduciosi che la griffe possa fare la differenza.

Tra le ultime novità, a Macao, tra le destinazioni più “pop” del Far East, un mese fa Zaha Hadid Architects ha inaugurato un mega-hotel da 780 stanze, ospitato in una torre che, nel momento dell’incarico, era già stata impostata per ospitare un edificio residenziale. Il Morpheus è alto 40 piani, ed è l’ultimo tassello del maxi-sviluppo di City of Dreams di Melco Resorts and Entertainment, che conta tra l’altro un casinò, numerosi negozi e altri quattro hotel situati sulla Cotai Strip. Un volume dinamico, ideato come un’estrusione delle fondazioni abbandonate esistenti, con due nuclei di circolazione verticale e dei collegamenti orizzontali nel podio e in copertura dove si trovano i servizi comuni. Senza dubbio un’architettura inedita anche per la fantasiosa Macao, che dialoga con l’interior design del progettista californiano Peter Remedios, che si è ispirato ai superyacht con tessuti e arredi tailor-made.

In Sudafrica, lungo il V&A Waterfront di Cape Town, l’architetto londinese Thomas Heatherwick ha firmato la riconversione di un ex magazzino per cereali nel Silo Hotel, impostato per sei piani sopra il Zeitz Mocaa, museo che ospita la più grande collezione di arte africana contemporanea: si tratta di una struttura di lusso, della collezione The Royal Portfolio, che si apprezza dall’esterno per l’inserimento nel volume originario di particolari finestre vetrate, dalla geometria tridimensionale, che di notte fanno di questo landmark un autentico faro nel porto. Le suite sono state progettate da Liz Biden, proprietaria di questa catena di hotel, con pezzi colorati ed eclettici, che si giustappongono all’architettura dei primi del ‘900.

In armonia con il mood industriale e in continuità con il parco che caratterizza l’area di progetto, anche l’1 Hotel Brooklyn Bridge di New York, progettato da Marvel Architects e dalla società di interni Inc, con vista sul ponte e sull’East River fino a Manhattan. Qui i materiali scelti per l’architettura e il design richiamano alla memoria i docks, mentre tutti gli elementi sono studiati con diretto riferimento al parco, all’acqua e alla sostenibilità. Immancabile la terrazza con vista panoramica, con il bar e la piscina in quota. Questo hotel è parte di un sistema più articolato che include anche l’edificio residenziale Pierhouse progettato dallo stesso studio, con l’idea di integrare l’uso abitativo con l’ospitalità, dove l’hotel funge da “salotto” per la comunità locale.

Foster+Partners – noto per il suo impegno su scala urbana o per mega-infrastrutture o, ancora, per progetti che integrano design e ingegneria come sono gli edifici e gli store Apple (come quello inaugurato a Milano nei giorni scorsi) – ha appena ultimato un hotel a Hong Kong con 336 camere con una magnifica vista sulla città: si chiama Murray ed è nato dalla riqualificazione di un edificio governativo degli anni 70. La scelta progettuale è stata quella di conservare la facciata e di migliorare altri aspetti, legati all’estetica, all’accessibilità, al comfort e alle performance, prolungando così la vita dell’edificio, con un nuovo uso.

Hotel griffati anche in Italia: in Puglia l’argentino Emilio Ambasz, noto per la sua impronta green, ha firmato il restyling di una struttura esistente a Castellaneta Marina ed è nato il Kalidria Hotel & Thalasso Spa, un resort a 5 stelle immerso nel complesso Ethra Reserve con 110 camere e una spa di 3.500 mq in una riserva protetta. In Alto Adige, a Renon, a due passi dalla funivia che collega il paese con la stazione ferroviaria di Bolzano, è aperto da una settimana l’Hotel Gloriette: al posto di una tradizionale casa per vacanze, demolita solo a gennaio 2018, è già realtà il progetto firmato Noa Architects, con 25 stanze per un nuovo target di clientela, con un bistrot affacciato sulla strada e all’ultimo piano una spa con vista sulla valle.

In Veneto, aspettando la riqualificazione annunciata del Lido di Venezia, è ancora Jesolo a distinguersi per la presenza di firme dell’architettura internazionale nel mondo dell’hospitality con il Falkensteiner Hotel & Spa Jesolo, struttura a 5 stelle con 126 stanze progettata dall’architetto statunitense Richard Meier, con gli interni di Matteo Thun. Architetto che – rispondendo alla richiesta «refresh the look but keep the style» – ha da poco ultimato la riqualificazione del Side Hotel di Amburgo, inaugurato nel 2001 su progetto di Jan Störmer: con un’accurata scelta di colori e materiali, dal marmo verde ai tessuti iridescenti blu-verdi e le tende in rete metallica per il bar e il ristorante, Thun ha ricreato un’oasi nel cuore della città, donando leggerezza e vigore alla struttura.

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