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Un'overdose di austerità sta drogando l'economia

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Questo articolo è stato pubblicato il 03 luglio 2010 alle ore 10:25.

Mentre avanziamo a grandi falcate verso un decennio perduto, è difficile non provare la sensazione che, specialmente in Europa, ci si aggrappi a qualunque motivazione disponibile per giustificare le misure di austerità (l'ultima è l'idea infondata che una politica di contrazione della spesa possa produrre effetti espansivi).

Purtroppo quest'idea si sta diffondendo rapidamente. L'ultimo bollettino mensile della Banca centrale europea dimostra che Francoforte ha sposato in pieno la tesi della «contrazione che produce espansione», basandosi in gran parte sugli esempi di quei paesi che hanno registrato una crescita economica dopo l'applicazione di severi programmi di austerità. Ma se si va a guardare più da vicino ci si rende conto che questi casi non possono valere come precedenti.
Prendiamo l'esempio della contrazione della spesa pubblica operata in Irlanda negli anni 80, con i suoi presunti effetti espansivi sull'economia. È vero, l'Irlanda aveva introdotto misure di austerità, ma aveva anche beneficiato della svalutazione della sua moneta e di un boom inflazionistico nel Regno Unito. E come se non bastasse i tassi d'interesse erano scesi drasticamente, cosa possibile perché partivano da livelli alti. Oggi tali misure non sarebbero applicabili, specialmente negli Stati Uniti, dove i tassi sono già a livelli molto bassi.
A questo proposito, all'inizio dell'anno, negli Stati Uniti, il Committee for a Responsible Federal Budget (un'organizzazione senza scopo di lucro, composta da esperti di contabilità pubblica con la finalità di accrescere la consapevolezza dei cittadini sulle tematiche di maggior impatto in materia di politiche di spesa) ha sostenuto una tesi analoga per giustificare l'adozione di misure di austerity, e ha raccomandato una lista di interventi di risanamento.

Che dire allora di questi presunti modelli da imitare?
Canada, 1994-1998: la contrazione della spesa pubblica avvenne in un momento in cui la ripresa era già in corso ed era solida: le esportazioni erano in pieno boom e la Banca del Canada stava tagliando i tassi d'interesse. Ma come ha spiegato Stephen Gordon, professore di economia all'Università Laval del Québec, quell'esperienza non è di grande utilità oggi, in un momento in cui è il mondo intero a trovarsi in una situazione di depressione economica e i tassi d'interesse sono talmente bassi che più di così è difficile possano scendere.

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Tags Correlati: Bce | Canada | Committee for | Europa | Sanità | Stephen Gordon | Università Laval

 

Danimarca, 1982-1986: è vero, in quegli anni la spesa privata in Danimarca salì, grazie soprattutto a un calo dei tassi d'interesse a lungo termine di 10 punti percentuali. Ma sarebbe difficile replicare quelle condizioni oggi, con i tassi nei paesi più importanti assestati fra il 2 e il 3%, e in alcuni casi quasi a zero.

Finlandia, 1992-2000: questo esempio dimostra semplicemente che una drastica contrazione della spesa pubblica può favorire l'espansione dell'economia se abbinata a una variazione in attivo della bilancia delle partite correnti nella misura del 12% del Prodotto interno lordo (l'espansione finlandese fu trainata da una crescita delle esportazioni, in particolare dei prodotti Nokia). Quindi, fondamentalmente, se tutto il mondo passasse a un forte attivo nel saldo con l'estero, le cose andrebbero per il meglio.
In realtà, questi esempi dimostrano che una nazione può procedere a una riduzione della spesa pubblica senza mettere in crisi l'economia solo se gli effetti depressivi possono essere compensati da eccedenze commerciali e/o da drastiche riduzioni dei tassi di interesse. Ma dal momento che non è possibile che ogni paese sia in attivo nel saldo con l'estero, e dal momento che quasi tutte le principali economie hanno già dei tassi di interesse molto bassi, tutto ciò è di scarsa rilevanza per la situazione economica corrente.
Eppure esempi del genere vengono sbandierati come ragioni per non preoccuparsi di questa austerity dilagante. Le prospettive dell'economia mondiale mi sembrano molto poco incoraggianti.

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