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Questo articolo è stato pubblicato il 23 settembre 2010 alle ore 09:15.
La delusione è palpabile: ma non era questo il miglior banchiere, attento alla banca e sordo alla politica? E le fondazioni, in questo caso, non avevano esemplarmente anteposto la banca da sviluppare all'orticello da innaffiare? Mentre nell'avidità dei banchieri governanti e premi Nobel vedevano la causa della crisi, non era forse per la frugalità dei nostri risparmiatori, e per la (relativa) moderazione dei nostri incentivi, se gli impiegati non erano dovuti uscire dalle banche con i loro scatoloni e i governi entrarci con i soldi dei contribuenti?
Piuttosto che mettere in discussione questa compiacente descrizione, alcuni ricorrono ad altre spiegazioni: il complotto politico, oppure la rivincita del capitalismo di relazione su quello at arm's length. La colpa di Alessandro Profumo sarebbe quella di essersi voluto scegliere il padrone, usando i soldi dei libici per ridurre il potere delle fondazioni, e poi trovare nel mercato il sostegno della propria leadership. Molte banche blasonate, si sono rivolte ai fondi sovrani. Ma il parallelo finisce lì: perché le altre grandi banche poi hanno fatto aumenti di capitale sul mercato a condizioni penalizzanti per gli azionisti, che quindi hanno cacciato i ceo, mentre Profumo i soldi li aveva chiesti non al mercato, ma alle Fondazioni e a condizioni non proprio di favore. Queste non avevano avuto timore di diluirsi per sostenere Profumo nella politica di acquisizioni, l'hanno alla fine seguito anche su una organizzazione che pure riduce il loro il potere locale. Perché adesso hanno cambiato orientamento: solo perché Profumo non ha saputo (o voluto? o potuto?) spiegare il senso dell'operazione?
Non regge la spiegazione come colpo di coda del capitalismo di relazione, ancor meno quella del complotto politico. A lasciare «le impronte digitali» sono stati i consiglieri, quelli delle fondazioni e quelli tedeschi: tutti allineati nel fare un favore alla Lega (ancor prima che nominasse i consiglieri di competenza) o a Berlusconi? Con Ligresti che vota a favore di Profumo come copertura? Anche nei riguardi della politica del governo, Profumo si è costruito un'immagine di indipendenza: si è tirato fuori dal "salotto" di Via Solferino, e si è rifiutato di entrare nelle sistemazioni di Telecom e di Alitalia. Ma su cose di sostanza come la defenestrazione di Maranghi, o l'acquisto di Capitalia ha prestato alla politica tutta l'attenzione del caso.







