Commenti e Inchieste

Quando l'impresa è affossata dalle scartoffie

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Questo articolo è stato pubblicato il 02 dicembre 2010 alle ore 08:00.
L'ultima modifica è del 02 dicembre 2010 alle ore 08:54.

Gentile Direttore,
le sembrerà inusuale, ma sono un imprenditore pugliese che vuole investire al Nord. O, meglio, che vorrebbe. Per anni ho trasformato l'olio pugliese. Poi ho convertito l'azienda nella green economy. Dovevo costruire in Veneto, a San Pietro di Morubio, una centrale a biomasse. Se me l'avessero lasciata fare, avrei investito, in provincia di Verona, 80 milioni di euro. Ho appena ricevuto una lettera secondo cui la commissione che doveva dare l'ok al progetto è decaduta. Non so altro, non c'è alcuna spiegazione. A bruciarmi di più non sono i due milioni di euro che ho già speso ma la mole immensa e insensata di lavoro che ho dovuto sbrigare per rispondere alle richieste delle burocrazie di questo paese. Sa quante firme abbiamo dovuto apporre sui documenti, per questa centrale che non costruiremo più? Ventitremila. Le allego la foto delle casse che contengono i documenti: ci sono più di centomila fogli. Le sembra sostenibile?

Dino Marseglia
Imprenditore - Monopoli, Bari

Gentile Marseglia, «Show don't tell», mostrate non dite, ci insegnavano i nostri professori alla Columbia University. Caro Marseglia lei mostra con totale nitidezza quali sono i guai che ci affliggono. Non so se qualcuno avrà voglia, o modo, di replicare. So che ieri l'altro son stato ad Ancona, a un bellissimo incontro dell'industria titolato "Nulla più come prima", dove a partire dal territorio delle Marche si è discusso di Cina, Vietnam, Usa, guerre delle valute, perché tutti capivano come ogni problema "nostro" ha ormai solo soluzioni "globali". Lei ci ha descritto bene quali sono gli handicap. È ora di rimuoverli. Grazie e ci dia nuove, se ce ne saranno. In bocca al lupo.

Scuola da rifare
Gentile direttore, premetto che ho una conoscenza superficiale del contenuto della parte universitaria della riforma. Mi soffermo quindi sulla parte relativa alle scuole elementari e medie, che ormai non fa più notizia. Avevamo una delle scuole elementari migliori di Europa: questa riforma ha cancellato gli aspetti migliori, il tempo pieno sta divenendo sempre di più tempo di “parcheggio” dei bimbi e non tempo di lezione, ha cancellato in gran parte le ore di compresenza degli insegnanti, che venivano usate per le attività di laboratorio, per le uscite (visite a musei, attività in piscina), per recupero di bimbi rimasti indietro o in difficoltà. I genitori sono sempre più caricati di oneri per sostenere i costi della didattica, della cancelleria della scuola, della carta igienica! E sono previsti per il 2011 e 2012 ulteriori tagli!... E mi dicono che in Emilia Romagna stiamo vivendo situazioni paradisiache rispetto al Centro Sud.

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Disegno di Carlo Giambarresi

Tags Correlati: Dino Marseglia | Giuseppe Barbanti | Imprese | Italia | Mario De Florio | Sandro Serafini

 

Sandro Serafini
San Pietro in Casale (Bologna)

Basta con Avetrana
Gentile direttore, da mesi, ogni giorno tutte le tv trasmettono ampi servizi sull'assassinio della giovane di Avetrana. I giornali fanno quotidianamente lo stesso.
Mentre all'inizio la cosa era interessante e positiva anche perché serviva a sollecitare il ritrovamento della giovane scomparsa, ora si sta esagerando, senza alcun rispetto per le famiglie interessate e per l'opinione Pubblica. Quasi a far dimenticare i gravi problemi che sono in atto.
Non sarebbe forse arrivato il momento di lasciar lavorare in pace gli inquirenti?

Mario De Florio
e-mail

Quel che resta di Monicelli
Gentile direttore, riporto la battuta con cui Monicelli chiudeva una delle sue ultime interviste: «L'Italia non è così e bisogna raccontarla per com'è». Un invito all'autenticità e alla verità rivolto al variegato mondo (soggettisti, sceneggiatori, registi ma anche scrittori, giornalisti e autori di produzioni audio e video) di quanti sono quotidianamente impegnati, sul versante creativo ed espressivo, a costruire storie sul nostro oggi. In un momento difficile per il nostro paese, in cui una delle poche note positive è l'aumento degli incassi al cinema (ma per quali film?), la sua perentoria e brusca raccomandazione ha la valenza di un testamento spirituale. Ma avvertono il suo stesso disagio anche cineasti, autori, scrittori, intellettuali e uomini di cultura?
Giuseppe Barbanti
Mestre (Ve)

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