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Commenti e Inchieste

Innovazione? Meglio puntare sui «manduline»

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Questo articolo è stato pubblicato il 20 gennaio 2011 alle ore 07:32.
L'ultima modifica è del 20 gennaio 2011 alle ore 06:38.

Per secoli l'Italia ha sfornato idee che hanno cambiato il corso delle cose e talvolta aziende che, per un po', hanno generato ricchezza e benessere. Ricordiamo Olivetti e Telettra, la prima ridotta a diventare il veicolo per l'acquisizione di Telecom Italia e la seconda a essere scambiata con una fabbrica di accumulatori. Oggi invece si pensa che la capacità di generare innovazione richieda una politica pubblica per la ricerca.

Se siete convinti della bontà del principio vi invito a proseguire nella lettura per veder come si applica in Italia. L'autorità pubblica emette un bando promettendo di finanziare parte dell'investimento che le aziende fanno in progetti valutati positivamente. Nella pratica il tempo richiesto per approvare un progetto può essere considerevole. Se nel passato la cosa era tollerabile, oggi, quando la tecnologia avanza velocissima, un progetto che porta a risultati in un tempo dilatato può essere del tutto inutile.
In un caso a me noto, il bando fu emesso 40 mesi fa, il progetto fu giudicato valido 20 mesi fa ma non è ancora stato approvato perché prima c'era la commissione ma non il presidente, poi c'era anche il presidente ma la commissione era stata sciolta, finalmente c'è la nuova commissione e il suo presidente, ma occorre attendere un benestare. Sembra la barzelletta dell'Inferno italiano, ma non è così, o forse è proprio così. Approvare il progetto oggi è un puro spreco di denaro pubblico perché qualsiasi risultato esso possa produrre sarà già stato superato da nuove tecnologie.

Supponiamo però che il processo di approvazione si concluda in tempi velocissimi. Le aziende partner del progetto, tutte piccole e medie imprese, perché nella realtà (italiana) sono praticamente le sole a produrre innovazione perché motivate dal desiderio di emergere e spinte dalla necessità di affrontare la concorrenza con nuovi prodotti e servizi, lavorano alacremente e completano i lavori con successo. Siccome i progetti riguardano solo la fase precompetitiva, le aziende devono fare ulteriori investimenti per passare dai risultati della ricerca ai loro prodotti/servizi e le Pmi del progetto, che spesso sono delle microimprese (più si è piccoli e più si ha voglia di innovare), hanno bisogno di capitali. E da dove possono arrivare se non dai finanziamenti promessi dall'autorità pubblica? Ecco quindi il secondo problema perché l'autorità pubblica trova mille scuse per non passare all'erogazione. Così le aziende che, supponiamo, intendevano sfruttare i risultati della ricerca, nel caso buono non ne fanno nulla, nel cattivo licenziano il personale assegnato al progetto, nel pessimo si rilocano in un paese serio.

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Tags Correlati: Italia | Leonardo Chiariglione | Mpeg | Olivetti | Pubblica Amministrazione | Ricerca e sviluppo d'impresa | Telecom

 

Le aziende però sono organismi viventi e si adattano all'ambiente. Saputo che l'autorità pubblica non paga, nella prossima proposta si fa finta di descrivere un progetto, poi si fa finta di lavorare e alla fine si fa finta di mettere in piedi una dimostrazione finale. Tanto si sa che è un gioco in cui tutti fanno finta. Salvo per una cosa e cioè che, dopo ere geologiche, la tanto attesa erogazione viene effettuata e questa è fatta di soldi veri pagati con tasse vere sborsate da cittadini veri.
Chi cerca una conclusione a questo articolo ne troverà due: la prima, ideale, è quella in cui i processi della pubblica amministrazione sono adattati alle tempistiche dell'era digitale facendo in pochi secondi le cose che una volta richiedevano giorni, settimane, mesi, anni (notare che non sto parlando di dotare la Pa di siti web, ma di cambiare radicalmente i suoi processi interni); l'autorità pubblica paga a scadenze precise, così come fanno cittadini e aziende nei suoi confronti. Siccome non ho speranza che questo mai possa succedere, passo alla seconda conclusione: l'Italia smetta di tentare di giocare un ruolo nel mondo globalizzato che non fa per lei e cerchi, invece, di far leva sulle proprie bellezze naturali e storiche e su una supposta migliore qualità della vita. Metta quindi in piedi una specie di The Truman show in una splendida cornice di "chitarre e manduline", a uso e consumo di operosi e ricchi stranieri in cerca di paradisi terrestri. Sperando che, prima di partire, non si accorgano di essere stati in un set
di ripresa.
Leonardo Chiariglione è presidente del gruppo Mpeg

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