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La ragione italiana difesa nei giorni della «fracta virtus»

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 febbraio 2011 alle ore 15:47.
L'ultima modifica è del 19 febbraio 2011 alle ore 15:48.

Gentile direttore, dalla scorsa primavera seguo con un'attenzione quasi morbosa le vicende politiche, da quando s'è consumato lo strappo nella maggioranza di governo ed è partita la lotta feroce che ben conosciamo. Ho macinato ore e ore di talk show e tg, ho ascoltato discussioni e litigi che hanno toccato punte di grottesco e di violenza sguaiata, ma soprattutto ho sentito ripetere, ripetere, ripetere tesi insostenibili con l'uso di argomenti bassi, bassissimi, di un livello che appartiene alle discussioni da bar. Quindi sono giunto a una conclusione: ne ho avuto abbastanza. Ho capito cos'è diventato il nostro paese, e ho capito che ci vorrà molto, molto tempo per farlo ridiventare normale, ammesso che sia possibile. Normale in che senso, poi? Semplicemente, che sia immune dalle brutalità affaristiche e dal cinismo egoistico che ci sta massacrando e che vuole trasformare definitivamente le istituzioni e le persone. Questa è una forma di dittatura che vuole affermarsi, ormai mi è chiaro. Ne ho avuto abbastanza, dunque: ora la stacco io la spina, e mi dedico a me stesso.
Paolo Ferrucci
Forlì

Caro Ferrucci, buona idea. Ma è sicuro poi di poter vivere nel vuoto pneumatico? Quanti di noi non sentono la sua tentazione, fare come Orazio e ritirarsi in uno spazio privato, senza più curarsi di nulla? Bello, ma Orazio viveva nella pace di Augusto e - mi creda - a leggerlo bene quel suo distacco olimpico è percorso da fortissime tensioni: altrimenti perché, quando l'amico reduce come lui della gioventù repubblicana, va a trovarlo, il poeta ricorda quei tempi come i giorni della «fracta virtus», quando valore, coraggio e virtù vennero spezzati? Sono giorni questi in Italia di «fracta virtus», la morale di tanti sembra perduta nel caos. Non è questione di partito, di leader o di livree. Il paese intero sta perdendo la bussola morale. È l'ora in cui le persone perbene, e gli uomini di buona volontà, sordi alla canizza degli estremisti populisti di ogni risma e livore, devono far sentire forte la nobile voce della ragione. Dal carcere romano dove i nazisti lo stringevano, a poche ore dalla tortura e dalla morte, il grande scrittore Leone Ginzburg, un vero eroe italiano venuto da lontano, ammoniva in una lettera la moglie Natalia: mai dimenticare nell'ora cupa l'interesse generale per i propri guai. Mai.

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Economia sommersa

Disegno di Domenico Rosa

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Sì alle quote rosa
Gentile direttore, non comprendiamo le motivazioni che stanno spingendo le grandi associazioni a ritardare l'iter di legge Golfo-Mosca sulle quote rosa, testo già approvato alla Camera e su cui si esprimerà fra pochi giorni il Senato. Se il timore è che non ci siano abbastanza donne pronte a ricoprire certi ruoli, ricordiamo che oltre la metà della popolazione è composta da donne, che secondo gli ultimi dati si laureano più degli uomini e con migliori percorsi scolastici. Nel nostro albo, quello dei dottori commercialisti, ma anche in quello degli avvocati, solo per citare due delle professioni più preparate nelle materie economiche, giuridiche e nella gestione d'impresa, da tempo le donne sono più del 30% degli iscritti. Allora forse il motivo di tanta resistenza a un disegno di legge necessario, purtroppo, a riequilibrare la presenza di genere nelle “stanze dei bottoni”, sta nell'antico pregiudizio secondo cui quelle percentuali possano agevolare l'ingresso di profili non adeguati per curricula professionali ma che hanno seguito altri percorsi. Non ci risulta che questo problema si sia mai posto per il reclutamento dei manager di sesso maschile. C'è qualcosa che non torna, e che ha il sapore di retaggi pericolosi non solo per la nostra cultura ma anche per la nostra economia. Questo disegno di legge è l'occasione per un passo di civiltà e di progresso. Non perdiamola.
Vilma Iaria
Presidente Adc Associazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili
Maria Paglia
Responsabile Coordinamento donne Adc

Il sostegno a Draghi
Gentile direttore, il sostegno alla candidatura di Draghi è più che giustificato e sarebbe necessario che si allargasse anche attraverso altre istituzioni internazionali oltre che nazionali. Troppo spesso si sacrificano prestigiose professionalità per fare posto a personaggi modesti. Ai "Grandi" fa comodo imporre e comandare. Ciò che invece non posso condividere è che per sostenere il "nostro" si svalutino altri che in effetti non hanno alcuna colpa.
A. Mazzoni
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