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Questo articolo è stato pubblicato il 18 marzo 2011 alle ore 09:01.
L'ultima modifica è del 18 marzo 2011 alle ore 10:05.

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La categoria degli avvocati, solitamente tranquilla e così ben rappresentata in Parlamento, sembra di questi tempi in stato di fibrillazione.
Mesi fa è riuscita a far approvare in Senato una controriforma che ha reintrodotto le tariffe minime e abolito il patto di quota lite. Nel frattempo, già avviava la campagna contro un temibile nemico, la mediazione obbligatoria, sfociata nello sciopero delle udienze cominciato il 16 e che si concluderà il 22 marzo.


Quali sono i pilastri della legge? Dal 20 marzo la conciliazione sarà obbligatoria per varie controversie tra cui diritti reali, successione ereditaria, patti di famiglia, locazione, risarcimento danni per responsabilità medica o diffamazione, contratti assicurativi, bancari e finanziari. Dal 20 marzo 2012 l'obbligatorietà si estenderà ai risarcimenti danni per incidenti stradali e alla materia condominiale.

La procedura è semplice: si presenta una domanda di mediazione a uno degli organismi pubblici (tra cui gli ordini degli avvocati) o privati accreditati. Il procedimento dura al massimo 4 mesi ma il conciliatore, se ritiene che non ci sia possibilità di accordo, può immediatamente concluderlo. Altrimenti gli sbocchi sono tre: si concilia, oppure il mediatore su richiesta delle parti o d'ufficio, presenta un'ipotesi di transazione che le parti sono libere di accettare o meno.

In caso di rifiuto, se il contenuto della sentenza che conclude il processo è uguale alla proposta dal mediatore, la parte vincitrice che l'ha declinata dovrà pagare le spese del soccombente. Per i costi, gli organismi pubblici chiederanno dai 65 ai 9.200 euro a seconda del valore della causa, quelli privati adotteranno liberamente un tariffario. Non è prevista l'assistenza di avvocati i quali, anzi, sono obbligati a informare il cliente della possibilità di mediare.

Questi due aspetti hanno infuriato l'avvocatura che paventa 7 profili d'incostituzionalità tra cui la compressione del diritto alla difesa (la cassa forense, più pratica, è impaurita dai possibili minori introiti per i suoi iscritti) e l'obbligatorietà del tentativo di conciliazione prima di ricorrere al tribunale. Il presidente dell'Oua, de Tilla, ha accusato i mitici "poteri forti" che vorrebbero mettere le mani sulla giustizia pubblica! Tuttavia, la domanda da porsi è forse diversa: il congegno ideato dal legislatore potrebbe funzionare?

Credo di sì: i costi sono bassi (ed è possibile una concorrenza dei privati rispetto alle tariffe pubbliche); chi vuole può farsi assistere da un avvocato e proseguire in giudizio la contesa. S'introduce una competizione virtuosa tra organismi di conciliazione: i più bravi attireranno la maggior parte dei casi. Peraltro, l'accelerazione dei tempi potrebbe essere notevole e il disincentivo a perseguire inutilmente la causa (garantito dall'accollo delle spese al vincitore che aveva rifiutato la proposta di mediazione) è molto opportuno.

Insomma, se è vero che alcuni punti sono migliorabili, le barricate dello sciopero sembrano esorbitanti, soprattutto da una categoria che negli ultimi tempi ha agito, divisa al suo interno, alimentando il dubbio di tenere più ai propri redditi che a quelli dei consumatori.

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