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Questo articolo è stato pubblicato il 20 giugno 2011 alle ore 11:50.
L'ultima modifica è del 20 giugno 2011 alle ore 13:46.

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Disarmato. È così che ci si sente appena riattaccato il telefono dopo l'ennesima conversazione concitata con l'operatore che ti vuole proporre la solita tariffa promozionale. A niente vale spiegargli che sei iscritto al registro delle opposizioni, il nuovo elenco che dovrebbe schermarti dagli squilli pubblicitari. Nel migliore dei casi si ottiene una vaga promessa che non ti scocceranno più. Che dopo qualche giorno si rivela anche vana. Allora minacci di rivolgerti al Garante della privacy. E alla fine, esasperato, lo fai, sperando che almeno questo serva.

Così si racconta uno dei tanti lettori che ci hanno segnalato il malfunzionamento del nuovo filtro al telemarketing, quello che viene chiamato anche Robinson list, perché, tali a novelli Robinson Crusoe, dovrebbe isolarci dalla pubblicità indesiderata via telefono o posta, mentre invece viene facilmente aggirato.

Una situazione talmente comune che i reclami al Garante della privacy in questi quattro mesi – da quando il registro ha iniziato a funzionare – sono cresciuti in maniera esponenziale. Come l'Authority segnalerà nella relazione annuale al Parlamento che terrà giovedì.
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Solo un'attenuante può, per il momento, essere invocata di fronte alle reiterate segnalazioni di inutilità del registro delle opposizioni: che il sistema sia ancora giovane e non sufficientemente propagandato. Complice una campagna informativa partita in ritardo e realizzata in maniera svogliata.

Viene, però, da pensare che le pecche siano strutturali e non occasionali. Le lamentele dei lettori parlano chiaro: molti operatori di telemarketing continuano a utilizzare liste di numeri telefonici vecchie, che non vengono confrontate – come invece la legge impone – con i dati contenuti nel registro, dove si iscrivono gli abbonati che non vogliono essere disturbati. Il raffronto costringerebbe, infatti, le società di telemarketing a eliminare dai loro elenchi i nominativi di chi è nella Robinson list. Un'operazione che ha un costo. Fatto che può spiegare l'indifferenza di alcune società di marketing verso le nuove regole.

Allo stesso tempo, non è detto che tutte le situazioni denunciate dagli abbonati come di disturbo, siano effettivamente tali. Non si deve, infatti, dimenticare una regola fondamentale, anche se poco conosciuta: seppure si risulta iscritti nel registro delle opposizioni ma si è fornito un consenso specifico a ricevere determinate promozioni, il filtro della Robinson list in quel determinato caso non vale. In altre parole, se al momento dell'acquisto di un prodotto dò l'assenso a ricevere via telefono informazioni commerciali su altri prodotti di quella stessa azienda, a nulla serve il registro. Esonero che però funziona solo per le promozioni di quell'azienda.

Il Garante, insomma, dovrà verificare caso per caso. Un compito non facile per una struttura tutto sommato piccola (nel 2010 erano in servizio 118 persone) e che deve già sbrogliare casi che vanno dalla sanità alle banche, dalla videosorveglianza alle assicurazioni, dalle centrali rischi al lavoro. Gli abbonati, sempre più numerosi e sempre più arrabbiati, attendono, però, una risposta. E confidano nell'Autorità della riservatezza. Dopo, rimarrebbe solo il giudice. Ma date le lungaggini delle cause civili, a quel punto per non essere disturbati non resterebbe che staccare il telefono.

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