Il Sole 24 Ore
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20 agosto 2011

L'America è su un aereo per Roma

di Vincenzo Cerami


Anche a me è successo, come credo a molti di noi, di sentirmi per un momento orgoglioso di essere italiano. È accaduto un po' di tempo fa, dopo una giornata difficile. Già il risveglio mattutino mi aveva regalato un crampo al polpaccio destro di inenarrabile dolore. Urlavo pensando al potassio che mi mancava. Da parecchio tempo non mangiavo banane, carote, albicocche e pomodori: tesori impareggiabili per la nostra salute. Un caffè, e basta.
Chiamo un taxi, niente. Allora scendo in strada, compro il giornale e mi sbraccio oltre il marciapiede. Sono fortunato, becco una vettura al volo. Solo che mi porta da un'altra parte. Non me ne accorgo perché sono completamente preso dalla lettura: quattro intere pagine sulla crisi di Governo e su alcuni politici sorpresi dalla Finanza con i contanti nelle mutande e nei calzini. L'uomo al volante, di origine straniera, mi mostra il tassametro: roba da accendere un mutuo. Colpa della politica italiana, che mi ha ottenebrato il cervello. Guardo fuori dal finestrino, mi ritrovo in uno sconosciuto quartiere della periferia. «Ma qui siamo nel Bronx», mi dico. Chiedo spiegazioni all'autista. Quello giura di avermi portato all'indirizzo che gli ho dato. «Forse non ci siamo capiti!». Insomma, dopo una lunga e sterile discussione fa dietrofront dopo aver di nuovo azionato il tassametro. Questa volta il giornale lo infilo nella borsa, gli occhi attenti al percorso. Ovviamente mi saltano l'appuntamento con il direttore della banca e il lavoro collegato. In realtà non mi dispiace molto perché di questi tempi affari certi non esistono. Mi dico: «Forse il destino ha deciso per me, mi ha salvato!».

Riconquistato il centro, il taxi passa davanti all'agenzia dell'Alitalia. Chiedo all'autista di fermarsi e scendo. Devo ritirare il biglietto aereo per Milano. Ma la notizia che immediatamente mi danno scombina i programmi: «Non è sicuro che gli aerei partano, è in corso una vertenza sindacale in coincidenza dello scombussolamento governativo. Lei provi ad andare in aeroporto, magari ci saranno solo dei ritardi!». Decido di fare come mi è stato consigliato: acquisto il biglietto e all'improvviso mi trovo padrone del mio tempo; è una piacevole sensazione che non provo da chissà quanto. Potrei camminare un po' senza meta, guardare le vetrine, fare shopping, visitare un museo. O semplicemente sedermi da qualche parte, in un bel bar elegante, finire di leggere il giornale, sorseggiare il mio Bacardi cocktail in bicchiere ghiacciato, e aspettare il momento del pranzo. E così faccio. Forse in virtù di queste ore inaspettatamente guadagnate, rubate al lavoro, tutte per me, e anche perché sento già un certo languorino allo stomaco, ho voglia di togliermi qualche sfizio infantile.

Non mangio i cannelloni con la besciamella e le polpettine dall'epoca di mia madre, che li faceva divinamente. Ammetto, con il disagio di chi commette peccato, una meravigliosa verità italiana: che la mamma è la migliore cuoca del mondo. Insomma, dopo l'aperitivo mi metto a caccia di un ristorante che nei piatti del giorno proponga lasagne al forno.
Intingendo di tanto in tanto le labbra nel cocktail riprendo il giornale in mano. Una pagina riporta l'inchiesta, guarda caso, sul falso mito della bonarietà e della dolce umanità degli italiani. Il luogo comune ci vuole mammoni, amanti dei bambini, stracolmi di buoni sentimenti. Ma secondo il giornalista in questione sono tutte menzogne. Si slancia in una lunga serie di esempi allucinanti sulla nostra violenza. Dal vaso di Pandora tira fuori di tutto: dalla 'ndragheta alla corona unita, alla camorra; dagli atroci delitti di mafia dove i bambini vengono sciolti nell'acido ai dettagli raccapriccianti del detenuto che apre la pancia del suo nemico di prigione con il coperchio di un barattolo di conserva per mangiargli il fegato caldo e ancora sanguinolento.

Riporta la cronaca di neonati trovati nei cassonetti, di stragi all'interno delle famiglie, dove, per avere prima il patrimonio, un ragazzo uccide genitori e fratelli, possibili eredi. Per non parlare dei numerosi delitti e episodi di stupro, bullismo e teppismo che avvengono nelle nostre città ogni giorno e ogni notte. Con dovizia di dati, l'iracondo e sadico estensore dell'inchiesta racconta i nostri record non proprio edificanti. Sviscera l'enorme numero di gente che ogni anno scompare dalla circolazione; ammonisce sulla nostra natalità zero; ricorda al lettore che gli italiani sono ai primissimi posti della classifica mondiale per consumo di prostituzione e turismo sessuale e agli ultimi come lettori di libri e di giornali, e come qualità della scuola e delle università.
Già mi sta passando la voglia di cannelloni. Ma reagisco. Se si mettono assieme nella stessa pagina tutti i nostri difetti, sembra che esistano solo quelli. Io avrei potuto scriverne almeno altre due elencando i nostri pregi, dall'operosità alla fantasia creativa, dalla buona cucina alla moda e al design. E avrei messo bene in vista i blasoni delle bellezze e del passato più illustri del pianeta. Non so se ho fatto dentro di me questo ragionamento per non rinunciare alla meraviglia dei cannelloni con le polpettine "opus magnum" della mia mamma.

Di lì a poco lascio il bar, ho gettato il giornale nel cestino e vado dritto alla ricerca del più italiano dei ristoranti. Ne trovo uno quasi subito, più una trattoria in verità. Dai due ingressi vengono fuori profumi di origano e cipolla. Entro e chiedo subito al padrone se i cannelloni scritti sul menù contengono polpettine. «Niente polpettine!». Pazienza. Mi seggo e inizio con le crudité: carote, sedano, ravanelli, cetrioli, tutto potassio. Il cameriere mi mette davanti i cannelloni e io stento a riconoscerli. Sono stanchi di vivere, il parmigiano è inchiodato alla salsa da quel dì.
Provo ad assaggiare, la pasta è fredda e l'interno scotta da bruciare la lingua. Mi dico subito: «Microonde, questi cannelloni sono resti del Natale!». Lascio perdere e, senza battere ciglio, do indietro le lasagne in cambio di due spaghettini pomodoro e basilico. Immangiabili anche questi, il sugo è conserva allentata con l'acqua e il basilico è in polvere. Pago, senza toccare cibo, il conto di un ingordo.

Giornataccia. Tutta la mattinata buttata al vento, come spesso mi succede nel caos italiano. Capisco coloro che vogliono evadere e andarsene all'estero per trovare un lavoro sicuro, per vivere con tranquillità in panorami calmi e costruttivi, dove tutto funziona e dove si può girare a piedi di notte senza paura. È un sogno, ma solo un sogno. Il pomeriggio a momenti perdo l'aereo perché un grave incidente blocca la strada per l'aeroporto: la polizia, rincorrendo alcuni delinquenti al volante di un'auto rubata, è uscita fuori strada causando una lunga serie di tamponamenti. Ho passato più di un'ora con lo sguardo fisso sull'orologio e il cuore in gola. E in più non ho notizie dello sciopero dell'Alitalia.
Il taxi è bloccato in mezzo agli americani che sbraitano. Dallo specchio retrovisore ammiro, lontano, alle mie spalle i grattacieli di Manhattan: troppo alti. Non vedo l'ora di entrare in aereo, sedermi e allacciare la cintura, e già mi sentirei in Italia. Ho fatto a tempo per un pelo, anche per merito dell'Alitalia che ha aspettato i viaggiatori coinvolti nell'incidente. E mi si è aperto il cuore ascoltando la lingua italiana della hostess che comunicava la fine dello sciopero.

In attesa dell'accensione dei motori ho chiuso gli occhi lasciando la mente andare a caso. Pensando ai nostri poeti civili, che hanno inveito con furia contro le brutture dell'Italia, mi sento fiero di essere italiano: solo l'amore può scatenare tanta rabbia. Ho pensato a Garibaldi e a Michelangelo, ma anche alla mozzarella in carrozza e alla panzanella. Ero felice di essere italiano, malgrado tutto. Lasciavo New York dov'ero stato infruttuosamente per quasi un mese. E ho scoperto che combinare un bel niente in Italia è più divertente che combinare un bel niente all'estero.

CUCINA E LABBRA RIFATTE

Orgoglio
Sono fiero di essere italiano per questi pregi dell'Italia e del suo popolo: la saggezza guicciardiniana, l'ingegnosità, la sua storia e le sue bellezze, gli artisti, la cucina.

Vergogna
Mi vergogno per: l'illegalità diffusa, la classe politica mediocre, la televisione retorica e diseducativa, l'abbraccio mortale politica-mafia, le labbra rifatte.

CORREVA L'ANNO
2009

20 gennaio
Obama, primo presidente Usa di colore

È il 44° presidente degli Stati Uniti, ha 47 anni, si chiama Barack Obama ed è il primo presidente afroamericano. Un'immensa folla sul Mall di Washington acclama Obama con il suo vice Joe Biden. Con Obama vince il partito democratico e la speranza di un popolo: cambiare pagina, eppure la grande crisi è dietro l'angolo, le guerre insolute e i rapporti con i musulmani tesi.

9 febbraio
Il caso Englaro

Muore a Udine, dopo 17 anni di coma irreversibile, Eluana Englaro. Dal '99 il papà Beppino conduce una battaglia per la sospensione dell'alimentazione artificiale e delle terapie alla figlia. Si individua una clinica per l'attuazione della sentenza di sospensione di idratazione e alimentazione. Inizia il dibattito sul fine-vita.

6 aprile
Il terremoto scuote l'Abruzzo

Alle 3,30 il terremoto (magnitudo 5,8 Richter) scuote l'Abruzzo: muoiono 308 persone e oltre 1.500 sono i feriti. L'Aquila è distrutta, gli ospedali inagibili e i 70mila sfollati sono ricoverati nelle tendopoli. Il premier Berlusconi decide che il summit del G-8, previsto per inizio luglio in Sardegna, si svolga in questa terra.

17 settembre
Muoiono sei soldati italiani a Kabul

A Kabul un'esplosione coinvolge due mezzi blindati Lince: muoiono sei soldati italiani e quattro sono feriti. Sono paracadutisti della Folgore. Si riapre il dibattito sul finanziamento delle missioni internazionali di pace. I soldati italiani impegnati su fronti di guerra sono oltre 7.800, distribuiti in ventidue Paesi.

Sentimenti confusi
Nell'articolo di Salvatore Settis del 17 agosto sono state pubblicate per errore le scelte sentimentali di Francesco Piccolo, uscite il 12 agosto. Queste sono, invece, le scelte di Settis.
Fierezza: 1) Parlare una lingua che è diventata nazionale non perché scelta da un sovrano (come lo spagnolo, l'inglese e il francese) ma per la forza della poesia, soprattutto di Dante.
2) Vivere in un Paese che ha la massima densità al mondo di patrimonio storico, artistico, archeologico, perché ha saputo preservarlo nei secoli. 3) In Italia nacque l'opera lirica, creazione suprema del teatro europeo. 4) Per la tradizionale versatilità del "talento italiano", dalle scienze alla banca, dalle lettere alla mercanzia, dalle arti all'esplorazione del mondo. 5) Per la molteplicità delle culture che, dai greci agli arabi, dai romani ai "barbari", dai francesi agli spagnoli, dai fenici agli etruschi, sono confluite a formare gli italiani di oggi.
Vergogna: 1) Perché l'Italia ha la più grande evasione fiscale dell'Occidente (almeno 110 miliardi di euro di tasse non pagate nel 2010: dati del Sole). 2) Perché rinunciando al proprio talento gli italiani sembrano rassegnati a puntare su due sole risorse, edilizia e turismo, e fingono di non vedere che il Paese è immobile. 3) Perché il razzismo è in crescita, ed è anzi nel Dna di un partito al governo. 4) Perché chi ci governa considera le spese in cultura non come un investimento sul futuro ma come un lusso superfluo, da evitare. 5) Perché l'Italia, che fu centro ispiratore della cultura europea, è un Paese sempre più drammaticamente provinciale, chiuso, autoreferenziale.



20 agosto 2011