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Questo articolo è stato pubblicato il 20 agosto 2011 alle ore 10:40.
L'ultima modifica è del 20 agosto 2011 alle ore 10:40.

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All'inizio di questo mese, il Financial Times ha pubblicato l'articolo di un commentatore, Mike Shedlock, sul fallimento del keynesianesimo, la classica farneticazione senza basi concrete. Ma presenta comunque un aspetto interessante: nessuno dei presunti errori usati per dichiarare inefficaci le teorie economiche keynesiane ha qualcosa a che fare con Keynes.
Ecco la lista di Shedlock, scritta da Urs Paul Engeler e pubblicata originariamente sulle pagine della rivista svizzera di destra Die Weltwoche: «Seguendo gli apologeti contemporanei dell'economista britannico John Maynard Keynes (1883-1946), i cosiddetti "Stati sociali" hanno pompato troppi soldi (che non avevano) nei consumi: pensioni per tutti (l'Europa), armamenti spropositati (gli Stati Uniti), settori industriali a rischio (sia l'Europa che gli Stati Uniti) e infine salvataggi di banche malate (anche in questo caso, sia l'Europa che gli Stati Uniti). Questi interventi sono stati celebrati dai discepoli di Keynes come il ritorno della politica».

Le pensioni sono keynesiane? Le spese militari esorbitanti sono keynesiane? È una novità. Anche i salvataggi delle banche, comunque la pensiate al riguardo, non hanno nulla a che fare con il modello keynesiano in sé e per sé.
E allora, che sta succedendo?
Non sono il primo a farlo notare, ma ogni volta che leggete un commentatore di destra che cerca di criticare quello che gli altri secondo lui credono, scoprirete che dà per scontato che i suoi avversari siano immagini riflesse di se stesso. La destra è convinta che meno spesa pubblica sia sempre un male. È una professione di fede, ma non ha bisogno di controllare: lo sa.

Il concetto che altre persone possano avere convinzioni meno grossolane delle loro però sembra al di là delle loro capacità intellettuali. Il keynesianesimo, in particolare, non consiste nel cantare le lodi del big government, consiste nell'analizzare le recessioni attraverso la lente di un modello economico secondo cui un temporaneo incremento della spesa può aiutare, in determinate circostanze, a ridurre la disoccupazione. Non tutte le recessioni necessitano di stimoli di bilancio: sono le condizioni particolari della trappola della liquidità in cui ci troviamo in questo momento che rendono fondamentali gli stimoli (ed è per questo che i disavanzi di Bush, in condizioni diverse da quelle di una trappola della liquidità, non erano un bene, mentre adesso il disavanzo è auspicabile).
Non spero certo che questo basti. Per capire veramente quello che dicono le persone come me bisogna andare oltre gli slogan grossolani e le panacee semplicistiche. Il problema è ovvio.

(Traduzione di Fabio Galimberti)
© 2011 NYT DISTRIBUITO DA NYT SYNDICATE

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