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Questo articolo è stato pubblicato il 29 agosto 2011 alle ore 08:51.
L'ultima modifica è del 29 agosto 2011 alle ore 06:39.

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Il rilancio della valutazione delle diverse attività universitarie, con l'avvio dell'Anvur dopo una lunga fase di stallo, deve fare i conti con attese forse eccessive da parte dei diversi attori che si confrontano vivacemente sui problemi delle università. Molte di queste attese sono destinate a essere deluse, perché la valutazione non può essere un fatto tecnico o neutro.

È invece uno spazio nel quale si esprime una politica universitaria e nel quale i diversi attori si comportano strategicamente e politicamente.
Proprio per questo è importante che l'Anvur espliciti i propri intendimenti con onestà intellettuale in documenti sintetici e puntuali, come quello d'inizio luglio riferito ai parametri di reclutamento dei docenti; darei un giudizio positivo anche sulla tempestività dell'Agenzia nel diffondere un secondo documento (di inizio agosto) che risponde alle critiche e ai suggerimenti ricevuti in reazione al primo. Entrando nel merito vorrei però esprimere alcune osservazioni.

È sicuramente opportuno che l'Anvur affronti questo tema dei parametri per la valutazione del merito di commissari e candidati nel nuovo sistema di reclutamento, contestualmente agli altri aspetti che riguardano la qualità della ricerca, della didattica e delle strutture universitarie. Infatti è sull'accesso alle carriere che si gioca il futuro dell'università italiana in una fase che prelude a un rilevante rinnovamento generazionale.
Il coinvolgimento attivo delle comunità scientifiche è necessario, e l'Anvur lo sta gestendo; ma le stesse non hanno dato buona prova in passato proprio nel gestire il reclutamento ed è opportuno che, almeno per un periodo transitorio, accettino qualche regola definita al loro esterno. Il ministero non è in grado di esercitare questo ruolo, perché potrebbe interpretarlo solo in una logica burocratica; l'Anvur nella sua qualità di struttura professionale specializzata nella valutazione rappresenta l'unico riferimento affidabile per questa funzione di regolatore.

La proposta formulata ha il pregio di derivare da un'idea di policy chiara, riferita all'obiettivo di elevare la qualità della produzione scientifica dei docenti italiani, considerandone il riconoscimento e la visibilità internazionale. L'idea di fondo si traduce nell'utilizzare come soglia di accettabilità per la produttività scientifica sia dei valutatori che dei valutati il valore mediano attribuito ai professori in servizio nei vari settori disciplinari sulla base di criteri bibliometrici.
L'esclusione dalle commissioni di almeno una metà degli attuali professori ordinari rappresenta il punto qualificante di novità da salvaguardare. Si possono discutere e migliorare i particolari, ma la rigorosità della soglia di accesso per commissari e candidati rappresenta un valore di fondamentale importanza dopo i guasti dei concorsi locali dell'ultimo decennio. Si tratta di garantire una piattaforma basilare di requisiti di partenza che non infici la possibilità per le commissioni di esprimere valutazioni definitive più approfondite e fondate su criteri qualitativi e non più meramente bibliometrici.

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