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Questo articolo è stato pubblicato il 31 agosto 2011 alle ore 07:52.
L'ultima modifica è del 31 agosto 2011 alle ore 08:18.

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Credibilità. Questo l'ingrediente essenziale che occorre salvaguardare della manovra integrativa, varata poco prima di Ferragosto per rassicurare i mercati e far fronte all'attacco speculativo sul nostro debito pubblico.

Il rispetto di questa precondizione assoluta preoccupa non poco il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, arbitro super partes che ha giocato un ruolo decisivo sia nel varo della manovra di luglio sia nella tempestiva approvazione della nuova correzione da 45,5 miliardi. Credibilità vuol dire che i saldi della manovra non siano garantiti solo a parole dal vincolo dell'«invarianza». Il Parlamento è sovrano, le modifiche al decreto sono per molti versi necessarie, ma quel che va evitato è lo stravolgimento della manovra rispetto all'impianto originario. Non aiutano certo a individuare il filo portante della correzione annunci di modifiche, senza che contestualmente siano indicate con assoluta precisione le misure compensative.

Credibilità impone che le coperture siano certissime. Se si rinuncia ai 3,8 miliardi del «contributo di solidarietà», misura peraltro assai discutibile ma dal gettito assicurato, occorre garantire che la copertura alternativa sia anch'essa «a prova dei mercati». La lotta all'evasione è sacrosanta, ben vengano tutti gli sforzi per intensificarla e renderla più efficace, ma il buon senso prima ancora delle leggi che regolano la contabilità pubblica impongono di non vendere la pelle dell'orso prima di averlo catturato. Il maggior gettito della lotta all'evasione a fine anno dovrebbe attestarsi attorno agli 11 miliardi, contro i 10,4 miliardi dello scorso anno. Attendiamo i risultati, anche se la montagna dei 120miliardi l'anno (a tanto ammonta l'infedeltà fiscale nel nostro paese) appare ancora molto dura da scalare.

Credibilità, perchè la crisi dei debiti sovrani impone una sorveglianza speciale da parte di Bruxelles e di Francoforte. Si è parlato di "commissariamento" del governo, a proposito della famosa lettera Bce-Banca d'Italia inviata al governo poco prima del varo della nuova manovra correttiva. In realtà quella lettera contiene tre punti fermi: bilancio in pareggio, riduzione della spesa, misure per la crescita. Sul primo punto, la nuova correzione assicura il pareggio nel 2013, con un anno di anticipo rispetto a quanto previsto dalla manovra di luglio. La Bce e Bruxelles non possono che apprezzare. Sul fronte della spesa, è evidente che molto resta ancora da fare poichè l'effetto congiunto delle due manovre assegna alle nuove entrate il compito di garantire il 70% delle risorse. La vera scommessa è sulla crescita, che evidentemente non può essere affidata a una manovra correttiva di finanza pubblica ma deve essere il frutto di un'azione costante di politica economica. C'è da augurarsi che, in quadro internazionale di generale revisione al ribasso delle stime, l'effetto depressivo della manovra non comprometta ulteriormente le prospettive ancorchè modeste di incremento del Pil.

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