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Questo articolo è stato pubblicato il 05 settembre 2011 alle ore 08:08.
L'ultima modifica è del 05 settembre 2011 alle ore 08:39.
Entro oggi le banche e le Sgr italiane dovranno rispondere al sollecito della Banca d'Italia, comunicando l'esposizione in titoli greci al 30 giugno e il trading successivo. La Vigilanza vuol conoscere anche i primi orientamenti degli istituti sulla gestione dello swap dei bond governativi di Atene all'interno dello schema di accordo europeo raggiunto a luglio.
La stima del rischio-Grecia nei bilanci dei big creditizi italiani resta limitata: meno di 1,5 miliardi di euro. Anche l'haircut, la perdita prevedibile nell'operazione di concambio dei titoli ellenici in scadenza fino al 2020 con bond a più lunga scadenza, è già identificato attorno al 19%. Diverso sarà però l'impatto sugli attivi patrimoniali a seconda delle opzioni tecniche previste: le banche potranno infatti accettare, tra l'altro, nuovi titoli trentennali, collocabili in bilancio a valore nominale pieno. Sarà questa l'alternativa presumibilmente più gettonata, che attutirebbe gli effetti almeno ai fini dei patrimoni di Vigilanza. Le Borse, invece, continuerebbero a utilizzare gli Ias, quindi gli standard di mercato per la valorizzazione dei bond greci.
Un ordinato "giro di boa" dello scoglio ellenico contribuirebbe a migliorare il clima attorno ai titoli bancari italiani, tornati sotto fortissima pressione. Il segmento creditizio resta l'ossatura di Piazza Affari. Non è un caso che l'ennesimo "venerdì nero" della Borsa italiana sia coinciso con il declassamento di Ubi Banca da parte di Moody's e abbia concluso una settimana che ha registrato l'esclusione di UniCredit e Intesa Sanpaolo dall'EuroStoxx 50.
La ripresa non può dunque prescindere dal rilancio del settore bancario, che rimane uno dei più solidi al mondo a tre anni dal terremoto Lehman. A differenza di sistemi-Paese come gli Usa o la Gran Bretagna - dove le banche hanno caricato i loro salvataggi su bilanci pubblici e contribuenti –, l'Azienda Italia (in termini di piazzamento dei bond governativi e di gestione delle sofferenze industriali) sta appoggiando la sua impasse sul sistema bancario e sui suoi azionisti: che pure sono riusciti a procedere a una prima fase di ricapitalizzazioni. Per questo ci sono pochi dubbi sul fatto che la "terapia della crescita" sarà subito utile alle banche italiane e quindi anche al loro listino, sul quale 130 capi d'azienda, interpellati dal Sole 24 Ore Radiocor a Cernobbio, hanno detto a stragrande maggioranza che è tempo di tornare a investire.
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