Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 10 settembre 2011 alle ore 11:58.
L'ultima modifica è del 10 settembre 2011 alle ore 11:59.

My24

La creazione di posti di lavoro è praticamente a zero, la disoccupazione resta a livelli pesantissimi, secondo un recente rapporto del Governo degli Stati Uniti. Intanto, il tasso d'interesse sui titoli di Stato decennali è sceso al 2,04% e sui titoli indicizzati è addirittura negativo. Siete contenti che un anno e mezzo fa abbiamo smesso di preoccuparci dell'occupazione per concentrarci sul deficit?
Per quanto riguarda l'altra riva dell'Atlantico, nel frattempo, il Washington Post si chiede: «L'austerità sta uccidendo la ripresa in Europa?». Howard Schneider, un redattore del Post che si occupa di economia internazionale, ha scritto il 1° settembre: «Dopo oltre un anno di drastici tagli dei bilanci pubblici da parte dei Governi europei, il rallentamento dell'economia in tutto il Continente sta mettendo le autorità, da Madrid a Francoforte, di fronte a una domanda scomoda: non è che hanno affrontato il problema sbagliato?».

Ma guarda. Peccato che nessun economista importante ci abbia avvisati che questa ossessione per i deficit a breve termine era un terribile errore e che l'austerità avrebbe minato qualsiasi speranza di ripresa. No, aspettate un attimo. La cosa peggiore è che noi che avevamo lanciato l'allarme (non basandoci su qualche dottrina eterodossa, semplicemente sulla teoria macroeconomica di base) non siamo stati nemmeno contestati, ma semplicemente ignorati. Per qualche motivo, chi aveva in mano il potere decisionale si era convinto che il rigore di bilancio non fosse semplicemente un'opzione, ma la sola opzione possibile, e che chiunque la pensasse diversamente (anche persone come me e Joe Stiglitz, che abbiamo qualche credenziale abbastanza evidente) non fosse un interlocutore serio.
Non ho ancora un'idea chiara del perché sia accaduto tutto questo, ma quali che siano le ragioni ora stiamo raccogliendo i frutti di questa disastrosa distrazione dei leader politici, che hanno lottato contro dei fantasmi mentre i problemi reali s'incancrenivano.

L'eccezione islandese. L'Islanda non ha più bisogno dell'assistenza dell'Fmi. In un recente rapporto, l'Fmi ha dichiarato che il programma di aggiustamento supportato dal Fondo stesso aveva avuto successo: «Gli obiettivi fondamentali del programma sono stati raggiunti: il tasso di cambio si è stabilizzato, i conti pubblici sono avviati lungo un percorso sostenibile e sono stati fatti importanti progressi nella ricostruzione del settore finanziario. Il Governo è riuscito ad applicare le misure in modo eccellente, guadagnandosi una forte credibilità». L'Islanda ha ancora una disoccupazione alta ed è tuttora lontana da una ripresa completa, ma non è più in crisi. Ha riottenuto accesso ai mercati dei capitali internazionali ed è riuscita a fare tutto questo senza lacerare la società. E applicando misure molto poco ortodosse (ripudio del debito, controlli di capitale e svalutazione della moneta). Praticamente la cosa più lontana possibile dal gold standard. E ha funzionato.

(Traduzione di Fabio Galimberti)
© 2011 NYT DISTRIBUITO DA NYT SYNDICATE

Shopping24

Dai nostri archivi