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Questo articolo è stato pubblicato il 13 settembre 2011 alle ore 07:44.
L'ultima modifica è del 13 settembre 2011 alle ore 06:44.

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L'energia nucleare è pericolosa. Chiede una tecnologia complessa ed evoluta. I danni degli incidenti atomici possono essere insidiosi e gravi. L'energia atomica tuttavia non è più pericolosa di altre attività umane: quali conseguenze ha l'esplosione di una raffineria? Quanti morti fa ogni anno l'automobile?

Una guerra non suscita il terror panico dell'energia atomica, come dimostra la psicosi di ieri diffusa in Liguria e Piemonte per tragedia di Marcoule.
La tecnologia nucleare è diversa; suscita paure profonde, emotive, con semi di irrazionalità. Con il nucleare l'uomo interviene nella struttura intima della materia, cambia la natura stessa degli elementi e – ecco il terrore atavico – si sostituisce alle divinità, la cui vendetta per il peccato di hybris (violenza contro l'ordine divino) sarà terribile. I numi gelosi puniranno l'arroganza di Prometeo.

Come stanno punendo la superba inadeguatezza umana a Fukushima, sfuggita al controllo. Ieri ricorrevano i sei mesi dall'incidente del 12 marzo, e la situazione nella centrale giapponese è ancora bloccata ad allora, senza soluzione, con i nòccioli fusi, i reattori inavvicinabili, la radioattività in fuga.
La paura irrazionale del nucleare va gestita con autorevolezza e va razionalizzata. L'emotività della politica italiana è lo strumento peggiore per farlo.

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