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Questo articolo è stato pubblicato il 14 ottobre 2011 alle ore 21:41.

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Alan Greenspan, l’ex presidente della Federal Reserve, ha scritto un altro editoriale profondamente fuorviante e distruttivo; non per questo il mondo ha smesso di girare. Ecco cosa scrive Greenspan sul Financial Times il 6 ottobre, sotto il titolo «La crisi dell’Europa è tutta nella spaccatura fra Nord e Sud»: «Di fatto, dall’introduzione dell’euro, il 1° gennaio del 1999, l’Europa settentrionale ha sovvenzionato i consumi dell’Europa meridionale. Non è un fenomeno recente».

Greenspan si sta conquistando rapidamente la palma di peggior ex presidente della Fed della storia. Ma dato che ha introdotto nel dibattito una nuova falsità, vale la pena parlarne.

Uno degli ostacoli principali a una soluzione razionale della crisi dell’euro è l’insistenza di alcuni fra i protagonisti della vicenda, specialmente – ma non esclusivamente – in Germania, di vedere tutta la questione come una parabola morale: uomini politici irresponsabili e spendaccioni hanno scatenato il disastro con i loro deficit di bilancio. Sembra molto complicato riuscire a fargli capire che questa rappresentazione si applica solo alla Grecia e che alla vigilia della crisi la Spagna e l’Irlanda in realtà avevano i conti in attivo.

Quello che fa Greenspan è introdurre una nuova falsità: interpreta l’aumento dei costi e dei prezzi nei Paesi dell’Europa meridionale nel periodo che ha preceduto la crisi come un segno di turpitudine morale. «Dal 1990 alla fine del 1998 il costo unitario del lavoro e i prezzi nel Sud dell’Europa sono cresciuti più che al Nord», ha scritto Greenspan. «Negli anni successivi all’introduzione della moneta unica, l’incremento è proseguito più o meno allo stesso ritmo, arrestandosi solo con la crisi finanziaria del 2008. Da quel momento ci sono stati segnali di una stabilizzazione del livello dei prezzi sia al Nord che al Sud».

Accidenti, e perché mai prezzi e salari sono cresciuti più rapidamente in Spagna che in Germania? Pronto, c’è qualcuno? In Spagna c’è stato un boom di enormi proporzioni, trainato dal settore immobiliare e finanziato da ingenti afflussi di capitali privati (non pubblici). È ovvio che i salari e i prezzi sono aumentati. E non so bene che cosa avrebbero potuto farci le autorità spagnole, se non imporre controlli di capitale o lasciare l’euro.

Capisco che c’è gente che vuole a tutti i costi incolpare le vittime, in questa faccenda. Ma non significa che sia giusto farlo.

I liquidatori dell’euro

Il blogger Tedesco Kantoos recentemente ha pubblicato una sacrosanta invettiva contro la Banca centrale europea e la sua distruttiva ossessione per la linea del denaro caro. «Non c’è nessunissima giustificazione per la politica monetaria distruttiva che porta avanti la Bce!», scrive Kantoos.

E ha ragione: se l’euro dovesse andare in pezzi, gran parte della colpa sarebbe da attribuire alle azioni dell’istituto di Francoforte, distruttive da due punti di vista. Per cominciare, è ormai del tutto evidente che i recenti innalzamenti dei tassi sono stati una replica a tutti gli effetti dell’errore del 2008, quando la Bce reagì a un’impennata chiaramente temporanea dei prezzi delle materie prime alzando i tassi, nonostante l’economia stesse scivolando verso la recessione. È veramente incredibile che ora rifacciano la stessa identica cosa. Come dice Kantoos, sia l’inflazione inerziale che le aspettative di inflazione da parte dei mercati indicano che non c’è nessun pericolo per la stabilità dei prezzi.

Senza contare che un’inflazione troppo bassa è una iattura nella situazione in cui si trova l’euro. È quello che ho cercato di spiegare un po’ di tempo fa: considerando che la Spagna e altri Paesi hanno l’evidente necessità di ridurre fortemente il livello relativo dei prezzi, un’inflazione bassa nella zona euro nel suo complesso significa una deflazione devastante nella periferia.

Portando avanti politiche che inducono i mercati ad aspettarsi un’inflazione di poco superiore all’1 per cento nei prossimi cinque anni, la Bce forse ha condannato a morte l’intero progetto dell’euro.

(Traduzione di Fabio Galimberti)

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