Il Sole 24 Ore
Stampa l'articolo Chiudi

L'Italia miglior alleato americano

Claudio Gatti



Èdalla fine della Seconda Guerra Mondiale che sul territorio italiano stazionano forze armate americane. Dalle guerre in Iraq alle più recenti operazioni militari in Libia, in oltre mezzo secolo la loro importanza strategica è solo cresciuta. Un messaggio segreto inviato tre anni fa a Washington dall'ambasciata di Roma e trovato da Il Sole 24 Ore tra le migliaia messe in rete da Wikileaks dice: «In Europa l'Italia è l'alleato più importante in termini di proiezione della nostra forza militare nel Mediterraneo, Nord-Africa e Medio Oriente».
Più esplicito un cable inviato dall'ambasciatore Melvin Sembler all'indomani dell'invasione dell'Iraq: «Pur riconoscendo che l'Italia può sembrare frustrante e bizantina... è un posto eccellente per condurre i nostri affari politico-militari». A renderlo così… eccellente per gli americani, è un trattato bilaterale che da sei decenni permette al Pentagono di usare le basi italiane. Da sempre rimasto segreto. Almeno fino a ora.
Tra i 13 e i 20mila militari Usa operano da decenni su sei basi in Italia: Vicenza, Aviano, Sigonella, Napoli, Gaeta e Camp Darby, nei pressi di Livorno. A permettere e regolare la loro presenza è un trattato bilaterale, il cosiddetto Bia, o Bilateral Infrastructure Agreement, stipulato dal Governo di Mario Scelba il 20 ottobre 1954 e firmato dalll'allora ministro Giuseppe Pella e dall'ambasciatore Usa Clare Booth Luce. Noto negli ambienti militari italiani come "accordo ombrello", il Bia stabilisce le condizioni di utilizzo delle basi. Ma il suo testo è sempre stato mantenuto segreto.
«La questione delle basi americane in Italia non è argomento nuovo», ha commentato qualche mese fa l'ex capo di Stato maggiore generale Mario Arpino. «Eppure ogni volta che se ne è discusso – ed è accaduto puntualmente una o più volte nell'arco di ciascuna legislatura – l'approccio è stato non pragmatico, come molti aspetti tecnici avrebbero richiesto, ma ideologico». Uno dei motivi principali è che fino a oggi il testo del Bia non è stato reso noto né all'opinione pubblica né agli stessi legislatori.
Un tentativo di "declassificare" il Bia lo ha fatto tre anni fa il Governo Berlusconi. Ma è stato respinto dall'amministrazione Obama. Con questa motivazione formulata dall'ambasciata a Roma in un cable segreto del 31 ottobre 2008: «Per noi sarebbe controproducente e… potrebbe ridurre la libertà di azione delle forze basate in Italia». A giustificare la segretezza del trattato, spiega l'ambasciata, è il suo secondo articolo, quello che governa l'uso delle basi da parte delle forze Usa. E che viene riportato verbatim nel messaggio, permettendoci adesso di renderlo pubblico. Ecco cosa dice: «Il Governo degli Stati Uniti si impegna a usare le strutture previste dall'accordo nello spirito e nel quadro della collaborazione Nato. Il Governo degli Stati Uniti si impegna a utilizzare le istallazioni solo a seguito di disposizioni Nato o con il beneplacito del Governo italiano».
Come spiega l'ambasciata, «gli Usa hanno tradizionalmente dato una lettura ampia a questo testo, e ritenuto che le sue forze possono essere usate in operazioni non-Nato (come l'Iraq o le missioni umanitarie in Africa) fin tanto che il Governo italiano dà il proprio assenso. Le autorità politiche e militari italiane hanno generalmente dato quell'assenso in modo informale. Ma se il testo venisse reso pubblico è probabile che i partiti politici che si oppongono alla presenza militare negli Usa o a nostri interventi militari all'estero farebbero pressioni sul Governo perché accettasse una lettura più restrittiva del linguaggio dell'accordo e nel caso di interventi non-Nato chiedesse negoziati formali e più estesi». L'altra preoccupazione di via Veneto è che «se fosse reso pubblico, il testo potrebbe … complicare i nostri sforzi di ottenere il massimo possibile di libertà d'azione per le componenti del comando AfriCom e potrebbe limitare la libertà d'azione delle altre nostre forze attualmente di base in Italia. Come, per esempio, il recente impiego in operazioni nel Mar Nero dell'ammiraglia della Sesta Flotta, la Uss Mount Whitney, di base a Gaeta».
A spiegare quanto più arduo sarebbe per gli Stati Uniti se Parlamento e opinione pubblica italiana venissero a conoscenza del testo segreto, sono altri cable trovati da Il Sole 24 Ore nella grande mole resa accessibile da Wikileaks. Un paio di questi dimostrano addirittura che in occasione dell'invasione dell'Iraq l'allora presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi pose il problema della costituzionalità dell'utilizzo di Aviano.
Quei documenti, finora mai resi pubblici, illustrano il ruolo giocato dal Governo e dagli apparati militari italiani nei preparativi dell'invasione. Si viene così a sapere che il Pentagono ha usato nostri aereoporti civili e basi militari per trasportare soldati sul teatro di guerra. Senza che il Parlamento ne fosse informato.
Ecco il testo di un messaggio del 24 gennaio 2003: «Il direttore degli affari politici del ministero degli Esteri Giancarlo Aragona ha sottolineato che c'è considerevole pressione da parte di alcuni membri dell'Unione europea a che l'Italia concordi con loro la propria risposta a un possibile intervento militare Usa… Comunque il 24 gennaio il Goi ha deciso di dirottare dall'aeroporto di Fiumicino a una base aerea militare i voli della linea aerea Delta che trasportano personale militare, con armi e munizioni … offrendo agli Usa l'uso di basi quali Sigonella, Aviano o anche Pratica di Mare… Ci hanno avvertiti che potrebbe essere necessario informare il Parlamento almeno 24 ore prima dell'inizio dei voli di transito per l'Italia». Ma nello stesso messaggio si ammette che quei voli «a quanto viene riferito, sono in corso dal 21 gennaio».
Da un messaggio successivo, intitolato «l'Italia ha risposto alla richieste di assistenza nella guerra», si scopre che il Governo italiano ha permesso «124 decolli/atterraggi di C-17 Globemaster da Aviano, il più massiccio movimento di C-17 a fini di guerra mai verificatosi, il completamento di circa 1.300 missioni da Sigonella e... voli charter che hanno trasportato circa 8mila truppe». Conclusione dell'ambasciata: «Abbiamo ottenuto tutto quello che abbiamo chiesto in termini di accesso alla basi, transito e uso dello spazio aereo… Il primo ministro Berlusconi è stato visibilmente sollevato dal fatto che a gennaio il presidente Bush gli ha anticipato che gli Usa non intendevano chiedere truppe da combattimento all'Italia, ma praticamente tutto quello che il Governo Usa ha chiesto è stato concesso… il Governo Berlusconi ha portato fino al limite dello stato di belligeranza un Paese profondamente contrario alla guerra. Senza le pressioni del Vaticano, la forte opposizione politica e pubblica e un certo disagio sull'uso della forza all'interno della stessa coalizione governativa, forse avrebbe fatto anche di più. Comunque sia, pur non avendo partecipato ai combattimenti ha contribuito in modo fondamentale alla vittoria nella guerra in Iraq».
Ma quell'aiuto così importante potrebbe non essere stato concesso se gli italiani avessero conosciuto il testo dell'articolo 2 del Bia. A farlo pensare è un'altra rivelazione di quello stesso messaggio dell'ambasciatore Sembler: «Cosa di importanza forse ancor più critica: con il nostro aiuto il Governo italiano ha fatto in modo che il Presidente Ciampi non facesse scattare l'allarme costituzionale sull'assistenza italiana… Quando il presidente ha visto in televisione che la 173a brigata aviotrasportata, da Vicenza era stata impiegata nell'Iraq del nord, a quanto riportato in un'operazione di carattere offensivo, la sua prima reazione è stata che il Governo italiano aveva violato il trattato… Il Governo italiano, a stretto contatto con l'ambasciata, si è poi impegnato per assicurarsi che Ciampi non mettesse in dubbio la costituzionalità dell'impiego delle truppe». Il riferimento è all'articolo 11 della Costituzione italiana: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».
Altra concessione del Governo italiano meno probabile con il testo del trattato bilaterale non più segreto è quella sullo stanziamento a Sigonella degli aerei-spia U2 da utilizzare in operazioni in Medio Oriente. Il motivo è spiegato da un altro cable segreto del 16 ottobre 2003: «Poiché le forze Usa in Italia sono presenti sotto gli auspici della Nato, i Governi italiani sono prontissimi a dare pieno supporto alle operazioni dell'Alleanza atlantica, anche quando il supporto politico e pubblico per una specifica operazione (vedi Kossovo) è debole. Lo stesso vale per missioni condotte con autorizzazione Onu… ma quando un'operazione non ha l'imprimatur internazionale, la risposta italiana dipende da una serie di fattori ad hoc, da esigenze politiche e dal tipo di Governo che c'è».
Da quel cable risulta chiaro che tra i Governi più recenti quello retto da Silvio Berlusconi nei primi cinque anni del Duemila è stato il loro preferito. «Il Governo Berlusconi: un'opportunità unica per chiudere i nuovi accordi tecnici sulle basi», si intitola un paragrafo di quel messaggio. Che continua così: «Il nuovo accordo-quadro del 1995 prevede la sigla di accordi tecnici (o TA nel suo acronimo inglese, ndr) per ognuna delle basi usate dalle forze Usa. Ma dopo quasi due anni di negoziati, nessun TA è stato ancora finalizzato… Il Governo Berlusconi fornisce un'opportunità senza precedenti… A nostro giudizio nessun futuro Governo potrà offrire condizioni più favorevoli. E visto che si terranno le elezioni nella primavera del 2006, o forse anche prima, è bene accelerare il negoziato dei TA, incluso quello di Sigonella, se vogliamo ottenere le condizioni migliori possibili per le forze armate degli Stati Uniti. La nostra raccomandazione è che il Governo Usa finalizzi quell'accordo senza ulteriori rinvii».
Nulla di sorprendente: Berlusconi stesso ha pubblicamente dichiarato la propria sintonia "a priori" con gli americani. Quello che però non è stato finora mai reso pubblico è l'atteggiamento, altrettanto accondiscendente, dei vertici del nostro ministero della Difesa. Un cable segreto del 7 luglio 2004, comunica a Washington la reazione del Capo di Stato maggiore, ammiraglio Giampaolo Di Paola, alla richiesta americana di trasferire da Stoccarda a Sigonella il comando europeo delle Forze speciali Usa. Ecco cosa dice: «Di Paola ci ha scoraggiato dal seguire la strada che passa per un coinvolgimento del Parlamento italiano, suggerendoci di prendere in considerazione l'idea di legare eventuali attività militari alla lotta al terrorismo, cosa che potrebbe fornire una copertura politicamente accettabile a un'ampia gamma di operazioni».
In un messaggio segreto che ricostruisce un incontro tenutosi un anno dopo, il 19 ottobre 2005, l'ambasciata scrive: «Di Paola ha detto che chiudere l'accordo tecnico di Sigonella nel futuro immediato è "una priorità assoluta". Di Paola ha aggiunto che, se a seguito delle elezioni del prossimo aprile arrivasse un cambio di Governo in Italia senza che il TA sia già firmato, sarebbe politicamente impossibile per gli Usa continuare a operare con la relativa libertà d'azione che hanno adesso con le basi italiane… Citando l'autore siciliano Giuseppe (Tomasi, ndr) di Lampedusa, Di Paola ha detto che a volte occorre cambiare qualcosa - e cioé firmare il TA di Sigonella – per far sì che non cambi niente – e cioè che le operazioni Usa in Italia possano continuare senza impedimenti».
L'accordo tecnico per Sigonella verrà firmato il 6 aprile 2006, tre giorni prima delle elezioni politiche che sanzioneranno la sconfitta di Berlusconi e porteranno Romano Prodi a Palazzo Chigi. Con Massimo D'Alema al ministero degli Esteri.
Ma le preoccupazioni degli americani si riveleranno esagerate. Il 13 giugno 2006 l'allora ambasciatore Ronald Spogli ha un tête-à-tête di un'ora e mezzo con il nuovo ministro degli Esteri. Ecco cosa riporta a Washington: «D'Alema ha detto che l'Italia può fare - e farà - di più in Afghanistan e, sotto la copertura della Nato e con le dovute predisposizioni di sicurezza, è disposta a fare di più in Iraq… D'Alema non vuole essere percepito come il Governo Zapatero… Mi ha detto di considerarsi "uno dei buoni" rispetto ad altri importanti colleghi europei… e di voler essere percepito come "uno che fa di più delle sue controparti europee"… Ha spiegato che, prima della sua visita in Iraq, il ministro degli Esteri tedesco gli ha detto che era "pazzo ad andare perché l'Iraq era perso". D'Alema, invece, vuole rafforzare il coinvolgimento italiano, anche se su base civile… e ha detto che l'Italia è incline ad aumentare la sua presenza».
Agli americani la migliore e più concreta prova di amicizia di D'Alema e del Governo Prodi arriverà il primo aprile 2008, dodici giorni prima delle nuove elezioni politiche: con una nota firmata dal generale Pasquale Preziosa, il ministero della Difesa comunica all'ambasciata che Roma ha approvato lo stazionamento dei nuovi velivoli senza pilota Global Hawk a Sigonella.
La nota arriva con una sola richiesta: di non rendere pubblica la notizia fino a dopo le elezioni politiche del successivo 13 aprile.
cgatti@il sole24ore.us
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La mappa e il patto
Sul territorio. La presenza in Italia delle basi Nato e Usa. Alcune sedi hanno la doppia appartenenza. La base della Maddalena è stata chiusa nel 2008. Quelle interessate al Trattato bilaterale del 1954 sono sei: Aviano, Camp Derby (Livorno), Gaeta, Sigonella, Napoli e Vicenza.

I MILITARI E L'ACCORDO



La presenza americana in Italia
A permettere e regolare la presenza dei militari americani sul suolo italiano è un trattato bilaterale, il Bia (Bilateral infrastructure agreement), stipulato dal Governo di Mario Scelba il 20 ottobre 1954 e firmato dall'allora ministro Giuseppe Pella e dall'ambasciatore Usa Clare Booth Luce. Il Bia stabilisce le condizioni di utilizzo delle basi, ma il suo testo è sempre stato mantenuto segreto. Nelle basi americane in Italia operano tra i 13 e i 20mila militari Usa: Vicenza, Aviano (Pordenone), Sigonella (Siracusa), Napoli, Gaeta (Latina) e Camp Darby (Livorno).
La segretezza del trattato
Il secondo articolo dell'accordo giustifica la segretezza. Sono le righe che governano l'uso delle basi da parte delle forze Usa: «Il Governo degli Stati Uniti si impegna a usare le strutture previste dall'accordo nello spirito e nel quadro della collaborazione Nato. Il Governo degli Stati Uniti si impegna a utilizzare le istallazioni solo a seguito di disposizioni Nato o con il beneplacito del Governo italiano». Ciò significa - spiega l'ambasciata - che gli Usa hanno ritenuto che le sue forze possono essere usate in operazioni non-Nato (come l'Iraq o le missioni umanitarie in Africa) fin tanto che il Governo italiano dà il proprio assenso.