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Questo articolo è stato pubblicato il 09 novembre 2011 alle ore 08:31.
L'ultima modifica è del 09 novembre 2011 alle ore 08:31.
Prendersela con i predatori francesi è come guardare il dito anziché la luna. L'ennesimo marchio storico del made in Italy, l'abruzzese Brioni, famosa nel mondo per avere lungamente e impeccabilmente vestito l'agente 007 in film visti da milioni e milioni di persone, cambia bandiera e diventa, appunto, francese. Che l'azienda di Penne (Pe), fosse in vendita era noto da tempo: si dice che un paio di fondi di private equity si fossero interessati a rilevarla ma, alla stretta finale, si è fatto sotto François-Henri Pinault, chairman e Ceo di quella Ppr che ha già messo sotto il suo ombrello Gucci, Bottega Veneta, Sergio Rossi. Con risultati, soprattutto per i primi due brand, a dir poco eclatanti: basti pensare che, secondo gli analisti, il margine Ebit di Gucci è atteso in aumento dal 28,7% del 2010 al 31,7% nel 2013. Performance da primato che si spera possano essere replicate anche con la Brioni. Purtroppo, il capitalismo familiare italiano è a una svolta e nella moda il passaggio generazionale pesa come una zavorra. Ma nessuno qui in Italia, forse anche per la rigidissima stretta al credito, ha bussato alla porta dell'impresa sartoriale per scommettere su un'eccellenza. Sempre più, in futuro, i marchi con un Dna riconoscibile passeranno con i megagruppi stranieri: la sfida globale costa tanto, troppo per la miopia nazionale.
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