Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 12 novembre 2011 alle ore 08:14.

My24

di Paul Krugman Nei prossimi giorni vedremo scivolare l'Italia nel baratroancora più di adesso?
È quello che pensa il Financial Times. Il prestigioso quotidiano inglese il 7 novembre parlava di una «zona di pericolo»: «I Btp a dieci anni hanno toccato il record da quando esiste l'euro, con il 6,68% di rendimento, ben oltre la soglia considerata insostenibile dai mercati.

Gli operatori segnalano che senza l'intervento della Banca centrale europea, il mercato dei titoli di Stato italiani avrebbe già visto schizzare i rendimenti ai livelli che hanno costretto Irlanda e Portogallo ad accettare il salvataggio da parte delle autorità europee». È un argomento su cui sto ragionando. Innanzitutto c'è il rischio di un circolo vizioso, con l'aumento del rendimento dei titoli di Stato che aggrava la spesa per interessi dell'Italia, fino a spingere il Paese al default. Questo è un dato di fatto: il dubbio è quanto ci vorrà, considerando che il debito pubblico italiano mediamente è composto da titoli a scadenza lunga.

In secondo luogo, c'è l'interrogativo sollevato dal Financial Times sul rischio che l'aumento dello spread possa innescare un incremento dei depositi di garanzia. È una questione che considero parte di un problema più ampio, che chiamo il problema "Sheleifer-Vishny", dallo studio realizzato dagli economisti Andrei Shleifer e Robert Vishny sui limiti dell'arbitraggio. La loro tesi era che un calo del prezzo di alcuni beni, anche se teoricamente dovrebbe offrire un'opportunità di acquisto in assenza di variazioni dei fondamentali, può trasformarsi in una spirale al ribasso se quel bene è acquistato da una categoria ristretta di investitori indebitati. Perché? Perché le perdite di capitale subite da quegli investitori possono costringerli a tirarsi indietro, invece di accumulare. È quello che sta succedendo in questo caso. La maggior parte del debito pubblico italiano probabilmente è nelle mani di operatori nazionali, che non si lasciano impressionare, ma ai margini ci sono istituti di credito che in caso di aumento dei rendimenti dei Btp potrebbero essere costretti a comprarne di meno, perché quei maggiori rendimenti ridurrebbero il valore dei titoli già in loro possesso. Insomma, nel futuro immediato rischia di saltare il banco. Una ragione di più perché la Bce si decida a entrare in campo e tagliare la miccia. Pronto, Mario? I prossimi giorni potrebbero essere parecchio interessanti.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Shopping24

Dai nostri archivi