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Questo articolo è stato pubblicato il 22 novembre 2011 alle ore 07:33.
L'ultima modifica è del 22 novembre 2011 alle ore 06:40.

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Gli obiettivi previsti dalla strategia Europa 2020 - presentata dalla Commissione nel 2010 - puntano a risultati precisi entro il 2020 su cinque assi: lavoro; innovazione e competitività; sostenibilità energetica e ambientale; knowledge economy; inclusione sociale. Per raggiungere gli obiettivi occorrono rilevanti investimenti.

Per il periodo 2014-2020 sono stati stimati in 200 miliardi per le reti transeuropee di energia, in 540 miliardi per quelle di trasporto e in 250 per le reti digitali. Mille miliardi solo in questi settori, senza considerare altri investimenti importanti, ma con profilo nazionale o locale.
A quali fonti attingere? Se guardiamo i tradizionali canali di finanziamento, il panorama non è incoraggiante: i conti pubblici, fonte storica delle infrastrutture, sono stati colpiti dalle crisi finanziarie e dai piani di sostegno all'economia; il credito bancario si contrae in misura notevole anche per l'introduzione delle nuove regole di Basilea 3; le imprese nell'area euro hanno margini di indebitamento modesti, sebbene il rapporto debt/equity stia migliorando.

Riguardo alle infrastrutture, prima della crisi le emissioni di titoli assistite dalle garanzie delle monolines sono state fonti importanti. La crisi ha eliminato le monolines dal mercato. Tuttavia la domanda per emissioni obbligazionarie collegate a infrastrutture da parte di investitori istituzionali (assicurazioni, fondi pensione, etc) esiste, purché i titoli raggiungano un adeguato livello di rating (AA-/A).
Per finanziare gli investimenti necessari a ridare impulso alla crescita è necessario ricorrere a nuovi strumenti che sfruttino le sinergie tra fonti nazionali ed europee.
Uno dei cinque strumenti suggeriti dal manifesto per l'Europa del Sole 24 Ore sono i Project Bond: emissioni obbligazionarie legate a un progetto il cui rendimento e rimborso dipendono dai flussi finanziari generati dal progetto stesso.

A parlarne è stato poco più di un anno fa in occasione del primo discorso sullo Stato dell'Unione il presidente della Ue Barroso. Propose gli Euro Project Bond, prevedendo il coinvolgimento della Bei e la presentazione del progetto è in dirittura d'arrivo.
Bei e Commissione europea hanno lavorato insieme a un nuovo modello d'intervento congiunto - da dispiegare nella prospettiva 2014-2020 - non basato sul "wrapping", ovvero su una garanzia per i titoli emessi (modello delle monolines), ma su quello che è definito tranching. La Bei interverrebbe con un obiettivo di credit enhancement, sottoscrivendo tranche di titoli con maggiore rischio (subordinati o junior). Con questo intervento si migliora il rating delle tranche di titoli destinati agli investitori istituzionali, favorendo il loro intervento. La creazione di una tranche junior crea un "cuscinetto" per assorbire i rischi del progetto: in caso di underperformance le conseguenze colpiscono chi detiene l'equity e la tranche junior prima dei detentori della classe senior di Project Bond, che risultano protetti.

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