Il Sole 24 Ore
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22 novembre 2011

Gli eurobond in versione Bei

di Dario Scannapieco


Gli obiettivi previsti dalla strategia Europa 2020 - presentata dalla Commissione nel 2010 - puntano a risultati precisi entro il 2020 su cinque assi: lavoro; innovazione e competitività; sostenibilità energetica e ambientale; knowledge economy; inclusione sociale. Per raggiungere gli obiettivi occorrono rilevanti investimenti.

Per il periodo 2014-2020 sono stati stimati in 200 miliardi per le reti transeuropee di energia, in 540 miliardi per quelle di trasporto e in 250 per le reti digitali. Mille miliardi solo in questi settori, senza considerare altri investimenti importanti, ma con profilo nazionale o locale.
A quali fonti attingere? Se guardiamo i tradizionali canali di finanziamento, il panorama non è incoraggiante: i conti pubblici, fonte storica delle infrastrutture, sono stati colpiti dalle crisi finanziarie e dai piani di sostegno all'economia; il credito bancario si contrae in misura notevole anche per l'introduzione delle nuove regole di Basilea 3; le imprese nell'area euro hanno margini di indebitamento modesti, sebbene il rapporto debt/equity stia migliorando.

Riguardo alle infrastrutture, prima della crisi le emissioni di titoli assistite dalle garanzie delle monolines sono state fonti importanti. La crisi ha eliminato le monolines dal mercato. Tuttavia la domanda per emissioni obbligazionarie collegate a infrastrutture da parte di investitori istituzionali (assicurazioni, fondi pensione, etc) esiste, purché i titoli raggiungano un adeguato livello di rating (AA-/A).
Per finanziare gli investimenti necessari a ridare impulso alla crescita è necessario ricorrere a nuovi strumenti che sfruttino le sinergie tra fonti nazionali ed europee.
Uno dei cinque strumenti suggeriti dal manifesto per l'Europa del Sole 24 Ore sono i Project Bond: emissioni obbligazionarie legate a un progetto il cui rendimento e rimborso dipendono dai flussi finanziari generati dal progetto stesso.

A parlarne è stato poco più di un anno fa in occasione del primo discorso sullo Stato dell'Unione il presidente della Ue Barroso. Propose gli Euro Project Bond, prevedendo il coinvolgimento della Bei e la presentazione del progetto è in dirittura d'arrivo.
Bei e Commissione europea hanno lavorato insieme a un nuovo modello d'intervento congiunto - da dispiegare nella prospettiva 2014-2020 - non basato sul "wrapping", ovvero su una garanzia per i titoli emessi (modello delle monolines), ma su quello che è definito tranching. La Bei interverrebbe con un obiettivo di credit enhancement, sottoscrivendo tranche di titoli con maggiore rischio (subordinati o junior). Con questo intervento si migliora il rating delle tranche di titoli destinati agli investitori istituzionali, favorendo il loro intervento. La creazione di una tranche junior crea un "cuscinetto" per assorbire i rischi del progetto: in caso di underperformance le conseguenze colpiscono chi detiene l'equity e la tranche junior prima dei detentori della classe senior di Project Bond, che risultano protetti.

Intervenire in questo modo, per la Bei - che è istituzione ma anche banca - implica consumo di capitale. Qui interverrebbe però l'aspetto innovativo: il coinvolgimento della Commissione europea. Essa potrebbe prestare una garanzia su un portafoglio di finanziamenti erogati dalla Bei secondo le modalità sopra descritte. I rischi, in caso di perdite su tale portafoglio, verrebbero quindi condivisi tra Bei e Commissione, con quest'ultima che si accollerebbe un "first loss piece", ovvero la massima parte delle prime eventuali perdite. La valutazione e il pricing di ciascun prestito subordinato avverrebbero secondo gli standard tradizionali della Bei.

I progetti dovranno essere ben strutturati e redditizi per attirare investitori internazionali, beneficiare di un quadro regolatorio certo che consenta di definire tempi, costi dell'opera e flussi di cassa che potrà generare. La Bei porterebbe valore aggiunto su tutta la filiera (screening, valutazione e monitoraggio dei progetti e dei relativi rischi) e potrebbe co-investire con altri soggetti, come la Cassa depositi e prestiti in Italia, con la quale ha sviluppato una fruttuosa collaborazione.
Grazie alla garanzia della Commissione il consumo di capitale della Bei (e di altre istituzioni finanziarie coinvolte) si ridurrebbe e si moltiplicherebbe il numero di progetti finanziabili, con un effetto leva che attiverebbe nuova finanza senza gravare sui bilanci degli Stati. La logica sottostante allo strumento che si sta sviluppando insieme alla Commissione sui Project Bonds può essere replicato in altri ambiti per moltiplicare le risorse disponibili.

Una possibilità importante - da concordare con la Commissione - riguarda i fondi strutturali. Le Autorità di gestione (Stato e Regioni) potrebbero utilizzare tali fondi per garantire - tramite un first loss piece - un portafoglio di prestiti erogati dalla Bei a promotori o banche impegnati a sostenere investimenti sia co-finanziati da fondi strutturali o di interesse nazionale. Aumenterebbero così le risorse per investimenti grazie a un minore utilizzo di capitale da parte dei soggetti finanziatori e si velocizzerebbe l'impiego delle risorse comunitarie. Si potrebbero utilizzare questi fondi anche per garantire, con la stessa tecnica, prestiti della Bei a banche e destinati a sostenere tramite queste ultime le Pmi nelle aree oggetto di intervento dei fondi strutturali.

Considerando i timori di un credit crunch per i prossimi mesi, è opportuno sviluppare in parallelo questi nuovi strumenti in modo da ottimizzare le fonti e permettere all'economia europea di riemergere con più forza da questa lunga, estenuante crisi.
Dario Scannapieco è vicepresidente della Bei


22 novembre 2011