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Questo articolo è stato pubblicato il 03 marzo 2012 alle ore 12:34.

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Daniel Davies, analista e blogger del sito Crooked Timber, ha pubblicato recentemente un ottimo articolo, scritto come se fosse un gioco di ruolo, sulla Grecia (su crookedtimber.org): la sostanza era che la situazione creata dalla nascita dell'euro e dall'iniziale bolla debitoria all'interno di Eurolandia non esiste nessuna risposta valida alla crisi e di certo non per il Governo di Atene.
Tutte le economie in difficoltà della periferia dell'euro si trovano in una posizione difficilissima. La radice dei loro problemi non sta nel debito pubblico, ma nella bilancia dei pagamenti: tra il 1999 e il 2007 questi Paesi hanno avuto enormi afflussi di capitali che hanno prodotto inflazione e ora devono cercare in qualche modo di recuperare competitività.

A tutto questo, però, si è sovrapposta una crisi del debito pubblico, che li ha costretti a cercare aiuto: e quelli che li hanno aiutati hanno chiesto in cambio severe misure di austerità, deprimendo ulteriormente economie già interessate da una grave sopravvalutazione.
Non ci vuole molto a capire che cosa dovrebbe fare l'Europa in generale (che di fatto significa la Bce e i tedeschi): meno richieste di austerity e molta più reflazione (tutta la situazione sarebbe molto migliore con un'inflazione del 3-4 per cento nell'Eurozona). E non è difficile dimostrare gli effetti controproducenti dell'austerity, quantomeno di un'austerity di questa portata, sui conti pubblici: il rigore deprime la crescita e il debito aumenta nonostante la riduzione del disavanzo corrente.

Molto più difficile, però, è dare consigli ai leader dei Paesi della periferia. Un default unilaterale non risolverebbe il problema della competitività e almeno per il momento aggraverebbe anche la situazione dei conti pubblici, visto che tutti i Paesi in questione hanno ancora una situazione di disavanzo primario (fra un anno o giù di lì le cose potrebbero cambiare).
Uscire dall'euro consentirebbe una rapida svalutazione e risolverebbe il problema della competitività, ma avrebbe effetti drammaticamente devastanti e genererebbe forti tensioni: sembra difficile quindi che un Governo possa prendere una decisione del genere a meno di non aver esaurito tutte le alternative (cosa che potrebbe succedere presto per la Grecia, ma non per gli altri).

Siamo quindi di fronte a una sorta di trappola. Immaginate di essere il capo del Governo di uno di questi Paesi: che cosa fareste? Nella maggior parte dei casi sareste costretti a supplicare la troika per stemperare le richieste di rigore, fareste il possibile (che non è molto) per accelerare la ripresa della competitività e aspettereste che le cose migliorino gradualmente grazie alla "svalutazione interna", o che peggiorino creando le condizioni economiche e politiche per consentire realmente un'uscita dall'euro.
È un pessimo modo di fare politica economica, ma non vedo nessuna bacchetta magica in giro.

(Traduzione di Fabio Galimberti)
© NEW YORK TIMES SYNDICATION, 2012

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