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Questo articolo è stato pubblicato il 07 marzo 2012 alle ore 06:40.
L'Italia ha una nuova compagnia di bandiera: è un commento circolato dopo l'annuncio dei dati di traffico di Ryanair nel nostro paese nel 2011. L'Alitalia-Cai di Roberto Colaninno, Rocco Sabelli e Banca Intesa Sanpaolo ha ceduto il primato alla Ryanair per numero di passeggeri sul suolo patrio. Michael O'Leary sarà spregiudicato, duro con i sindacati, abile nel farsi foraggiare dagli aeroporti (e qui Colaninno tenta di imitarlo) e nel mantenere il centro della contabilità amministrativa e fiscale in Irlanda, suo Paese.
Ma anche tra gli imprenditori e soci «italiani» della Cai c'è chi elegge a domicilio Paesi dal fisco leggero o dalla legislazione più favorevole come Lussemburgo o Irlanda. Nessuno può contestare che le ragioni del successo di Ryanair (76,4 milioni di passeggeri nel 2011, più di ogni altra compagnia in Europa) siano basse tariffe, investimenti, continua crescita. La flotta è moderna, arrivata a 290 Boeing 737.
Quasi il doppio della nuova Alitalia privata, alla quale nel 2008 è stato consegnato il monopolio con Air One, ma ha perso quote di mercato, i risultati industriali sono deboli, i conti sempre in rosso. L'«italianità» lanciata da Berlusconi e declinata da Banca Intesa Sanpaolo con Corrado Passera (ora ministro anche dei Trasporti), è costata alla collettività più di 3 miliardi di euro. Se non si vuole appesantire il conto, è tempo di cambiare rotta.
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