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Questo articolo è stato pubblicato il 07 aprile 2012 alle ore 10:52.

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La recessione non fa sconti a nessuno, o quasi. Le Organizzazioni non governative sono in allarme: la crisi che ha colpito i paesi donatori non deve essere la giustificazione per abbandonare al proprio destino i Paesi più poveri.
L'ultimo rapporto Ocse segnala un preoccupante calo, il primo dal 1997, degli aiuti destinati ai Paesi in via di sviluppo. Le misure di austerità potrebbero tradursi in ulteriori tagli negli anni a venire. Non è solo il calo a preoccupare gli operatori umanitari, ma anche il contenuto degli aiuti. L'Italia, per esempio, è uno dei pochi Paesi che hanno aumentato i fondi rispetto al 2010 (+33%). Ma il suo contributo in larga parte deriva da voci - cancellazione del debito e aiuti agli emigranti e ai richiedenti asilo in Italia - le quali, secondo le Ong, non si traducono in flussi di denaro che escono dai confini. Con il rischio di beneficiare l'indotto locale, e non quello dei Paesi poveri. Senza contare che, per quanto Roma sia stata generosa, il suo contributo rappresenta solo lo 0,19% del Pil. Ben lontano dalla media, (0,3%). E ancora di più dal traguardo - lo 0,7% del Pil - che i Paesi industrializzati hanno deciso di centrare ne l 2015. Non siamo soli. Negli Usa, i maggiori donatori in termini assoluti, il rapporto è fermo allo 0,2% del Pil.

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TAG: Pil, Ocse, Italia

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