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Questo articolo è stato pubblicato il 11 aprile 2012 alle ore 06:43.
L'ultima modifica è del 11 aprile 2012 alle ore 08:53.

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Gli editoriali che sui giornali indiani commentano la vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fermati dalla giustizia indiana ormai dal 15 febbraio scorso, la presentano come una scelta tra diritto e diplomazia. Ma questa storia che si prolunga oltre ogni previsione razionale, e che ieri ha assunto toni ancora più preoccupanti con le notizie di stampa sulla perizia che vorrebbe inchiodare definitivamente i due marò italiani, è andata ormai al di là di una classificazione così semplice. Diventa sempre più difficile dare una spiegazione alle decisioni della magistratura del Kerala, ma anche al silenzio del Governo di Delhi con cui l'Italia si ritrova a fare i conti trovandolo in un momento di estrema debolezza, tanto che si arriva anche a parlare di declino della dinastia dei Gandhi. In che misura Sonia, sempre più assente nell'ombra della malattia, vorrebbe o potrebbe intervenire a favore dei marò, frenata dalle polemiche che la sua origine italiana è pronta a scatenare? Nel buio di questi giorni, resta solo una riflessione su un Paese che per gli equilibri interni, terribilmente complessi, è disposto a sacrificare i propri interessi all'estero: come ha sempre dimostrato in questi anni, sul piano economico, il trattamento riservato alle compagnie straniere. Mantenendo la speranza di un improvviso cambio di scenario per i due marò, per ora è l'unica spiegazione.

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