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Questo articolo è stato pubblicato il 12 aprile 2012 alle ore 08:01.
L'ultima modifica è del 12 aprile 2012 alle ore 08:39.

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Celebriamo il centenario dell'Acri, l'associazione delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio Spa, che è nata il 10 aprile del 1912. Nella storia di un paese cento anni sono molti e sono pochissimi, allo stesso tempo: l'Italia è profondamente cambiata; eppure oggi come allora gli Italiani fondano le proprie prospettive su valori condivisi e profondamente radicati, fra i quali la propensione al risparmio non è certo una virtù di secondo piano. (...)

Sappiamo altresì quanto sia importante salvaguardare il risparmio, frutto di tanti sacrifici, e valorizzarlo. Ecco: le Fondazioni di origine bancaria sono soggetti non profit e importanti investitori istituzionali, che si impegnano per valorizzare i risparmi che le loro comunità hanno accumulato nel passato (divenute patrimonio delle Fondazioni queste risorse dal 1992 al 2010 sono cresciute, al netto dell'inflazione, del 45%, passando da 23 a 50 miliardi di euro, pari a un incremento medio annuo del 2,2%) impiegandolo opportunamente per trarne utili da devolvere in attività filantropiche; le Casse di Risparmio Spa sono banche particolarmente attente allo sviluppo delle aree in cui operano. Entrambe hanno a che fare con un'idea precisa del risparmio: quella che il suo corretto impiego possa diventare una ricchezza utile a tutti, perché base necessaria per rilanciare lo sviluppo. (...)

Le Casse di Risparmio, così come le Banche del Monte, erano enti creditizi con una forte connotazione solidaristica, sorti per lo più agli inizi dell'Ottocento. In esse convivevano due anime: quella rivolta all'esercizio del credito e quella dedicata a interventi di utilità sociale nei confronti delle comunità di riferimento. Negli anni Novanta furono oggetto di una profonda e radicale trasformazione, che modificò fortemente il loro assetto, sia dal punto di vista giuridico-istituzionale sia da quello strutturale-operativo.

Sotto la spinta esercitata dalla I e dalla II Direttiva europea in materia creditizia riguardanti la libertà di stabilimento e la despecializzazione bancaria, infatti, il processo di trasformazione e ammodernamento del sistema bancario italiano subì una rapida accelerazione, che condusse all'approvazione della legge di delega n. 218 del 30 luglio 1990 (c.d. legge "Amato") e relativi decreti applicativi. Le Casse di Risparmio e le Banche del Monte diedero, quindi, attuazione ai principi recati dalla legge "Amato", che le portò a conferire l'azienda bancaria a una nuova apposita entità giuridica (la Cassa di Risparmio Spa) per assumere la qualificazione di Ente conferente (poi denominato Fondazione) al quale furono assegnate finalità di interesse pubblico e di utilità sociale, che erano già previste negli statuti degli enti creditizi originari.

Le Casse di Risparmio Spa attuali, dunque, sono società commerciali private, disciplinate dal Codice civile e dalle norme in materia bancaria, analogamente alle altre banche. Sono caratterizzate, però, da un spiccata prossimità ai territori, di cui favoriscono lo sviluppo reinvestendo su di essi il risparmio raccolto, secondo il modello classico dell'attività bancaria. Le piccole imprese industriali, artigiane e agricole, nonché le famiglie, costituiscono la loro clientela privilegiata. Una cinquantina hanno mantenuto il loro nome, mentre le altre si sono aggregate in nuclei che hanno dato origine ai maggiori gruppi bancari italiani, coniugando il raggiungimento di una dimensione adeguata alle esigenze di un mercato globalizzato con il mantenimento del radicamento territoriale.

Le Fondazioni di origine bancaria sono 88, diverse per dimensione e per operatività territoriale, e perseguono esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico. Sono i cosiddetti Enti conferenti nati dalla legge "Amato" che determinò la separazione dell'attività creditizia da quella filantropica. L'attività creditizia, come detto, fu scorporata e conferita alle Casse di Risparmio Spa e alle Banche del Monte Spa, ormai società profit, commerciali private, disciplinate dal Codice Civile e dalle norme in materia bancaria analogamente alle altre banche, mentre le attività finalizzate allo sviluppo sociale, culturale, civile ed economico rimasero proprie delle Fondazioni.

All'inizio le Fondazioni furono pensate quasi esclusivamente come depositarie dei patrimoni delle Casse da privatizzare, ma sempre più negli anni andò definendosi la loro identità di soggetti che hanno il compito di valorizzare le proprie risorse in un'ottica di sviluppo economico, sociale, culturale e civile, aggiungendo qualità alla vita dei territori in un quadro di servizio e di attivatore innovativo di risorse, che le pone con un ruolo sussidiario fra lo stato e il mercato. Per cui, come ben recita una sentenza della Corte Costituzionale del 2003 (la numero 300), esse sono "persone giuridiche private dotate di piena autonomia statutaria e gestionale" poste a pieno titolo "tra i soggetti dell'organizzazione delle libertà sociali".

Oggi le Fondazioni di origine bancaria assolvono alla loro missione devolvendo gli utili derivanti dalla gestione dei loro patrimoni al sostegno di attività di interesse collettivo, quali l'arte, la cultura, la formazione, la ricerca, il supporto alle categorie sociali deboli, il volontariato, la salvaguardia dell'ambiente e dei beni di interesse storico e paesaggistico. Il loro obiettivo è stimolare e accompagnare la crescita delle loro comunità e del Paese, aprendosi al nuovo e favorendo uno "sviluppo sostenibile". E a nulla valgono le critiche per il ruolo svolto nel rafforzamento del capitale delle banche italiane, che pure le Fondazioni sono state chiamate a sottoscrivere nell'interesse del Paese. Perché quantunque, ovviamente, non si tratti di sostegno a organizzazioni di volontariato, pur tuttavia risulta immediatamente evidente, a chi voglia ragionare con serenità, che la disponibilità delle Fondazioni a onorare pienamente il loro mandato di investitori istituzionali di lungo termine conferisce stabilità all'intero sistema bancario italiano.

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