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Questo articolo è stato pubblicato il 12 aprile 2012 alle ore 07:57.
L'ultima modifica è del 12 aprile 2012 alle ore 08:41.

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Beati gli economisti! Il 29 aprile un economista, padre di sette figli, sarà proclamato beato. «L'assetto normale dell'economia importa che il capitale si associ direttamente e durevolmente al lavoro per i fini della produzione». Il trevigiano Giuseppe Toniolo la pensava così quasi 120 anni fa e sembra aver preconizzato una delle determinanti più forti della crisi attuale. Ideatore delle Settimane sociali dei cattolici, ispiratore dell'Azione cattolica e della Fuci, inventore dell'idea di Università Cattolica, Toniolo incarna la figura di economista e operatore civile.

Esperto di molte cose (fu anche storico, sociologo, statista e conoscitore del pensiero cristiano) ma soprattutto esploratore del senso delle cose, Toniolo si chiede come funzionano certi fenomeni economici e il perché. Individua i tre "supremi doveri" ai quali deve ubbidire l'esercizio del credito: la moralità, poiché si poggia sulla fiducia; la giustizia distributiva, affinché i compensi percepiti da chi offre il credito non degenerino dalla loro natura giuridica né danneggino i diritti di colui che riceve il prestito; la utilità generale: il credito miri al benessere pubblico, svolgendo una funzione sociale. Tutto già scritto. A volte la memoria non aiuta, la cultura economica - che neutrale non è - forma decisori, regolatori e operatori su piattaforme valoriali (o presunte tali) talvolta opposte a quelle di Toniolo. E capita che la finanza degeneri, che il denaro si allontani dalla funzione di sostenere occupazione e reddito, che persone giochino d'azzardo col risparmio altrui.

Un economista beato interroga. Così come interroga il punto da cui parte lo studioso trevigiano, ma pisano d'adozione: lo sguardo del credente che si intreccia con l'approccio dello scienziato moderno. Fede e ragione in Toniolo non possono mai restituire posizioni diversificate. E l'oggetto della sua analisi, la figura che la prospettiva compone è sempre la stessa: la "città". La polis è il luogo dove gli uomini vivono insieme, dove esercitano la loro natura di esseri sociali. È, in alcuni saggi di Toniolo, la "città" del Medio Evo, o, in altri scritti, la "città" dell'epoca in cui Toniolo vive, fra Otto e Novecento, in un'Europa assetata di aspettative e piene di ansie.

Ogni analisi e intuizione in Toniolo è destinata a rafforzare un ordine sociale reale. Siano le rilevazioni numeriche effettuate secondo i dettami della scienza statistica o le proposte in tema di diritto del lavoro - rivoluzionarie per quei tempi - il fulcro è sempre la "città": la politica come arte di governare per il bene di tutti. Oggi diremmo per il bene comune, rifacendoci alla Dottrina sociale della Chiesa fondata da papa Leone XIII, di cui Toniolo è stato amico e collaboratore, con l'enciclica Rerum novarum. Quelli di Toniolo non sono solo principi universali di un ordine astratto, ma un progetto improntato al modello cristiano di convivenza sociale, la "democrazia cristiana", espressione da lui coniata. Così come nella società non c'è solo l'individuo o lo Stato, ma debbono essere tenuti nella debita considerazione i corpi intermedi. Ed ecco allora un'altra conseguenza al matrimonio fra capitale e lavoro: il modello è quello dei piccoli imprenditori e anche della struttura imprenditoriale cooperativa, cara a Toniolo. Non vi è solo una finanza che è il recinto per pochi, che, se si trasformano in speculatori, mettono a rischio la stabilità dei Paesi. Vi è anche - e gioca un ruolo rilevante - la cooperazione di credito, la saldatura tra modello cooperativo (partecipato) e finanza utile ("dal basso", per tutti coloro che meritano fiducia).

Di banche cooperative parla diffusamente Per un miglior bene avvenire. Scritti scelti (1871-1900), antologia curata da Romano Molesti ed edita da Ecra, che riunisce i saggi di Giuseppe Toniolo. Forse non è un caso che ancora oggi due banche di credito cooperativo, una a Genzano di Roma e l'altra a San Cataldo (Caltanissetta) portino nella ragione sociale il nome di Toniolo. «Questi saggi - scrive il ministro Lorenzo Ornaghi nella prefazione - non mancheranno di stupire per la tempestività e la precisione con cui Toniolo vede legate in modo interdipendente le vicende della moderna economia e quelle della democrazia».

La dimensione politica non è estranea alla dimensione cooperativa (in campo economico e finanziario si pensi ad esempio alla moneta unica, strumento di cooperazione). Quali alternative abbiamo al pretendere e al contribuire a costruire una "buona politica" e una "buona finanza" se vogliamo uscire da una stagione che ci sta trasformando e che rischia di illudersi di poter fare a meno della politica e della finanza che servono la "città"?

Alessandro Azzi è presidente di Federcasse
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