Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 18 aprile 2012 alle ore 08:15.
Dopo il Brasile, l'India. Il rallentamento dell'economia globale (appena attenuato nelle nuove previsioni dell'Fmi) costringe sempre più i Paesi emergenti a rivedere le proprie strategie e a mettere da parte la lotta all'inflazione (tanto più importante in Stati che hanno ancora a che fare con alti tassi di povertà) per sostenere la crescita.
Il 7 marzo è stato il Brasile a sorprendere i mercati con un taglio dei tassi d'interesse di 75 punti base (portati così al 9,75%), nonostante l'indice dei prezzi veleggiasse ancora sopra il 6 per cento. Ieri è stata la volta della Banca centrale indiana superare le aspettative dei mercati, con una riduzione di 50 punti base, all'8 per cento. L'inflazione indiana - scesa dal 9% dello scorso anno al 6,9% - resta ancora alta ed esposta al rischio di nuove fiammate, come ha sottolineato lo stesso governatore Duvvuri Subbarao. Il rallentamento del Pil, la cui crescita è scesa al 6,9%, preoccupa di più, tuttavia. Anche perché accompagnato da un aumento del deficit commerciale e di quello di bilancio. Il gioco di sponda tra India e Brasile porterebbe continuare già oggi, quando sarà comunicata la decisione della Banca centrale brasiliana sul tasso Selic. Un nuovo taglio, stavolta, non sarebbe una sorpresa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Permalink
Ultimi di sezione
-
Europa
Spinta italiana per un'Europa costruttiva
di Alberto Quadrio Curzio
-
Europa
La (ir)responsabilità della politica
di Donatella Stasio
-
Europa
Un patto globale anti-elusione
di Vittorio Emanuele Parsi
-
giro di parole
Nibali è sempre brillante ma Evans ha classe e gambe da vero antagonista
di Giorgio Squinzi
-
oltre la crisi
Un mercato unico dell'energia
di Günther H. Oettinger e Radek Sikorski
-
università
Quel che lo Stato non fa per gli atenei
di Stefano Paleari








