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Questo articolo è stato pubblicato il 19 aprile 2012 alle ore 08:00.
È stato un voto solo consultivo, ma a suo modo fa storia. Per la prima volta, una grande banca di Wall Street, Citigroup, si trova nell'imbarazzo per aver ricevuto uno schiaffo pubblico dai suoi azionisti, che hanno respinto il pacchetto di compensi al top management deciso dal board. Il 55% dei soci si è dichiarato contro il ritorno a remunerazioni a livelli pre-crisi, mettendo nel mirino in particolare i 14,8 milioni di dollari da assegnare per il 2011 al ceo Vikram Pandit, più 10 milioni in "retention pay".
La vicenda dimostra che la legge Dodd-Frank, con la sua previsione che gli azionisti dicano la loro sulle remunerazioni, non è inutile: se già l'anno scorso 41 società nell'indice Russell 3000 hanno perso la votazione, quest'anno il numero potrebbe crescere. La legge è destinata ad agire sempre più da deterrente, nel senso di indurre i board a consultazioni preventive con i soci (come ha fatto il mese scorso Goldman Sachs) per evitare danni di immagine. Citigroup, a marzo, non aveva ottenuto l'ok della Fed ad alzare il dividendo o fare un buy-back. Così gli investitori delusi hanno alzato la voce non solo sull'aumento dei compensi, ma sulla voce "retention" (il premio per non andare via) slegata dalle performance.
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