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Questo articolo è stato pubblicato il 29 aprile 2012 alle ore 14:30.

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Hotel a sette stelle e residenze luxury, ma anche strade, ponti, parcheggi, strutture sportive e tanta tecnologia. Con un piano di investimenti da quasi 200 miliardi di dollari e un Pil in crescita del 18%, l'Emiro del Qatar lancia la sfida alla modernizzazione del Paese che tra 10 anni ospiterà anche i mondiali di calcio. E per l'arredamento, il design e, più in generale, il "made in Italy" dell'edilizia può aprirsi una partita importante. Non a caso, Veronafiere ha reinventato a Doha, con il nome di Stone Tech, la fiera leader dedicata al marmo e alle pietre pregiate "Marmotech". Ma le iniziative si moltiplicano. Perché, al netto delle difficoltà culturali e di un lifestyle italiano che affascina ma si deve ancora affermare, è necessario che le imprese italiane – refrattarie a giocare in squadra – sappiano creare un'offerta integrata, un bouquet di progettazione, design, materiali e prodotti innovativi, oltre all'assistenza e a un'efficiente rete commerciale, che sappia arrivare soprattutto ai general contractors che hanno in mano "le chiavi" dei grandi appalti.

Secondo i dati del Centro Studi di Confindustria nei prossimi 5 anni l'import dall'Italia verso gli Emirati potrebbe aumentare del 50%. I margini di crescita ci sono, ma la partita, per essere vinta, va giocata.

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