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Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2012 alle ore 08:17.
L'ultima modifica è del 30 aprile 2012 alle ore 06:40.

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Va bene pagare di più. Ma almeno la semplicità delle regole e delle modalità di versamento poteva e doveva essere assicurata. La nuova Imu, invece, si annuncia molto più complicata dall'Ici. Il problema non è tanto aver trasformato un tributo locale in una doppia imposta, per metà statale e per metà comunale. Il problema è che il gettito derivante dagli immobili diversi dalla prima casa dev'essere smistato dai cittadini.

E se a giugno basterà dividere per due l'importo risultante dall'applicazione delle aliquote nazionali, a dicembre le cose saranno più complesse, perché si dovrà ricalcolare l'imposta annua dovuta sulla base dell'aliquota comunale e sottrarre gli importi già versati in acconto, tenendo ferma la quota erariale dello 0,38% (sempre che questa quota non venga ritoccata dal Governo, che può farlo fino al 10 dicembre). E comunque, i problemi di conteggio presuppongono di aver già risolto tutti i dubbi sull'aliquota applicabile in concreto nei diversi casi limite. Annunci, proposte e correzioni del Parlamento non hanno certo contribuito a far chiarezza. Basti pensare al caso delle abitazioni diverse in cui risiedono i coniugi non separati né divorziati. E meno male che sulle singole situazioni non sono ancora intervenuti i regolamenti comunali.

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