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Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2012 alle ore 08:18.
L'ultima modifica è del 30 aprile 2012 alle ore 06:40.

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I dati Istat di febbraio su produzione industriale (-6,8% annuo) e ordini (-13,2%), così come quelli del centro studi di Confindustria riferiti ad aprile (-0,6% la produzione e -1,2% gli ordini sul mese precedente) non lasciano per ora spazio all'ottimismo.

È anche con questa consapevolezza che nelle scorse settimane è nata «Start up Italia»: la task force voluta dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera per presentare entro l'estate un pacchetto di interventi per aiutare i giovani che vogliono mettersi in proprio.
Una prospettiva, quest'ultima, che inizia ad apparire agli stessi giovani sempre meno un salto nel buio, e sempre di più come una vera opportunità per girare pagina rispetto alle difficoltà occupazionali in cui versano i settori tradizionali. Proprio la crisi (come riportato nell'articolo di pagina 14) sta generando un maggiore interesse verso le nuove imprese innovative. In questo quadro si moltiplicano le richieste a incubatori universitari e privati. Anche gli investitori si dimostrano più attenti alle start up innovative, facendo la fortuna delle stesse imprese come di quegli incubatori che operano alla stregua di venture capitalist. Le condizioni insomma ci sono. Al Governo il compito di chiudere il cerchio.

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