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Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2012 alle ore 08:21.
L'ultima modifica è del 30 aprile 2012 alle ore 08:40.
L'innovazione è la locomotiva della crescita. Alla sua guida stanno i talenti imprenditoriali. Tra costoro, quelli che provengono da altre culture portano nel Paese di adozione nuove idee che trasformano in start up innovative. La locomotiva italiana corre poco e non riesce a prendere a bordo talenti internazionali.
Per capacità delle politiche d'innovazione, il Global Innovation Policy Index 2012 della Kauffman Foundation ci relega tra i Paesi di serie C e mostra come tra i maggiori Paesi dell'eurozona l'Italia presenti l'incidenza più bassa (1,3%, quattro volte minore rispetto alla Germania) degli immigrati altamente qualificati sul totale della popolazione.
Nell'età della globalizzazione la libera circolazione dei talenti e il libero scambio delle idee sono all'origine dell'integrazione culturale che, insieme all'occupazione creativa e alla tensione imprenditoriale, agisce sulla produzione delle idee e sulla loro trasformazione in beni materiali e valori immateriali. La circolazione internazionale delle persone e gli scambi culturali sono componenti del livello d'integrazione culturale di un Paese. Lo sono anche la connettività tecnologica e i viaggi internazionali.
Da questi fattori si ricava un indice composito d'integrazione culturale che vede l'Italia con gli altri Paesi mediterranei distaccata dal gruppo di testa del centro-nord Europa. Poiché sono i creativi a stimolare contaminazioni di idee e condivisioni culturali, un livello relativamente basso di quell'indice si associa a un livello altrettanto basso dell'indice di Richard Florida, che misura l'incidenza dell'occupazione creativa sul totale degli occupati. I due indici fanno poi il paio con un terzo: l'indice di propensione imprenditoriale misurato attraverso i sondaggi dell'Eurobarometro sulle intenzioni di fare impresa. Anche questo terzo indice ci vede in posizione di relativo svantaggio.
I tre deficit di integrazione culturale, occupazione creativa e propensione imprenditoriale sono lo specchio del nostro ecosistema d'innovazione, scarsamente dinamico nel creare e trasformare conoscenza e idee in prodotti innovativi mediante la creazione di nuove imprese.
Per l'imprenditore è tanto più arduo assimilare concetti al di fuori dell'orizzonte degli eventi sperimentati quanto più robusto è stato l'addestramento ricevuto nel credere ai risultati prodotti dai modelli consolidati di business. La resistenza al nuovo è quindi frutto del non riuscire a vedere e capire come e quando arriveranno risultati da ogni nuova idea. È il mostrarsi eccitati anziché sentirsi annoiati dal successo ottenuto che serra a chiave l'imprenditore dentro una fortezza accogliente ma impermeabile alle grandi novità.
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