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Questo articolo è stato pubblicato il 07 maggio 2012 alle ore 06:39.
Mercato del lavoro:
il modello americano
in Italia resta un sogno
I mondi si confrontano, anche quelli del lavoro. Io, over trentenne, oggi mi sto chiedendo se ho fatto bene a rientrare in Italia dopo quasi otto anni di lavoro negli Usa, praticamente da quando mi sono laureato in economia. In Italia la cosa che più mi ha colpito è che mi è stato proposto un contratto di sei settimane “per iniziare” e poi forse verrà rinnovato per altre sei settimane e così via. Inoltre le prime settimane vengono considerate di training e per questo motivo riceverò una paga minima, quasi da fame. Anche dopo, mi è stato fatto capire, la mia retribuzione non sarà molto più alta. Forse sarà normale ma mi fanno sembrare che il dettaglio di essere pagato durante i miei primi 45 giorni di attività “in training” è quasi una generosa concessione che mi fanno grazie al mio background e alla esperienza che ho maturato nell'import-export. A quanto pare il mio caso non è un'eccezione. È evidente che il mondo del lavoro in Italia è indietro anni luce rispetto a quello statunitense. Negli Usa qualsiasi lavoro che ho svolto prevedeva un periodo di training ma venivo sempre pagato e spesso molto bene. In sostanza la società, il mio datore di lavoro investiva su di me, facendomi crescere, dandomi fiducia e ruoli di responsabilità, spesso anche in tempi brevi. E la retribuzione migliorava. Invece l'impatto con il mercato del lavoro italiano mi ha scioccato e non so cosa pensare. Mi chiedo se come a New York mi daranno ruoli di responsabilità e aumenti ma ho molti dubbi. A questo punto continuo a guardare con interesse agli Usa e non escludo di tornarci se le cose non andranno bene dopo un anno in Italia.
Marco C.
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Dove la Adsl perde la linea
Tanto per cambiare questa settimana la mia azienda è rimasta per ben tre giorni senza Adsl, la tanto decantata e pubblicizzata banda larga. Un problema che si ripresenta e che di fatto "isola" dal resto del mondo la mia impresa, una Pmi della meccanica con una ventina di dipendenti. Cosa vuol dire? Non posso, per esempio, ricevere ordini, inviare i preventivi e soprattutto ricevere i disegni tecnici dei miei clienti. Inoltre l'amministrazione non può controllare online il conto corrente e lo stato dei pagamenti. Mi lamento preso il call center del gestore e la risposta che ricevo suona incredibile: è un problema della zona e avremo sempre problemi perchè siamo distanti dalla centrale.
La soluzione che ci propongono è di installare un ponte radio o qualche cosa di simile. Il punto è che non siamo in una sperduta valle montana o alle isole Eolie, insomma zone isolate e impervie da raggiungere. La mia impresa è a Burago Molgora, in Brianza, a 20-25 minuti di auto da Milano, in una zona ad altissima densità di imprese. Possibile che in tutti questi anni non si sia investito per potenziare le infrattutture del territorio?
Lettera firmata, Burago Molgora (MB)
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Shopping made in Germany
Ho letto con grande attenzione l'articolo «Shopping tedesco a Treviso» pubblicato venerdì. Molto interessante ma è necessario valutare nel tempo, dopo almeno un quinquennio, l'effetto di operazioni di questo tipo. Per il momento l'unica certezza è che sono passate di mano delle aziende con grande know how e con competenze spesso uniche al mondo. A mio parere le vedo come delle punte di diamante del made in Italy. E rifletto: l'Italia può permettersi di fare passare in mani straniere queste aziende? Sono state create da imprenditori ben radicati nel territorio che si sono saputi imporre sui più importanti e difficili mercati. Ho seguito direttamente, per esempio, le vicende della Ditec, Pmi passata qualche anno fa sotto il controllo svedese. Nel suo settore (cancelli automatici e automazioni per serramenti) godeva di una buona reputazione e cresceva ma la nuova proprietà ha deciso di delocalizzare in Cina e Repubblica Ceca. Ecco l'errore: spesso manca la sensibilità di capire il valore di quel patrimonio di ricchezza e di lavoro che le Pmi rappresentano. Dovrebbero essere difese e aiutate, anche con il credito e le giuste tasse, a rimanere in Italia perché alla fine si impoverisce l'intero sistema paese. Come oggi sta accadendo.
Lettera firmata
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