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Questo articolo è stato pubblicato il 07 maggio 2012 alle ore 07:52.
L'ultima modifica è del 07 maggio 2012 alle ore 06:39.
Sempre più giovani scelgono i percorsi di formazione professionale. Sono quasi 200mila, raddoppiati nel giro di cinque anni e per il prossimo anno scolastico le iscrizioni sono in crescita, mentre calano i licei.
L'istituto professionale non è più la soluzione di ripiego per i bocciati delle altre scuole, una scelta di serie B, ma una "vocazione" per quasi la metà degli iscritti ai primi anni, che possono puntare su 22 diverse qualifiche lavorative, dall'operatore del benessere a quello della ristorazione, dal perito meccanico a quello elettrico. Eppure il settore è a rischio default a causa dei tagli ai fondi pubblici gestiti dalle Regioni, che si sono ridotti di un quarto in appena un anno.
E a repentaglio non sono soltanto didattica e laboratori che, a detta dei presidi, sono obsoleti da decenni e non possono essere aggiornati, ma anche i posti di lavoro degli insegnanti che secondo i sindacati sono sempre più coinvolti da licenziamenti collettivi e cassa integrazione. Un paradosso che rischia di far fallire un sistema che faticosamente è riuscito a decollare per avvicinare i giovani al mondo del lavoro, un obiettivo quanto mai urgente da raggiungere visto l'ennesimo campanello di allarme dell'Istat sulla disoccupazione, al 35,9% a marzo tra gli under 25.
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