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Questo articolo è stato pubblicato il 07 maggio 2012 alle ore 07:53.
L'ultima modifica è del 07 maggio 2012 alle ore 08:20.
Nel 2007 era stato preventivato un risparmio di 415 milioni di euro l'anno. Minori spese per lo Stato se fosse riuscito a tagliare o riorganizzare gli enti inutili. Operazione già tentata in passato, ma con scarsissimi risultati. Cinque anni fa sembrava, però, la volta buona.
E il fatto che si fosse fatto di conto e capito che il disboscamento premiava in termini non solo di immagine politica, ma anche economici, faceva ben sperare. Invece la manovra, cavalcata con enfasi dall'allora ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, ha sortito risultati minimi. Nulli in termini di risparmio. È nell'ultimo periodo che si è cominciato a tagliare davvero, facendo venir meno 36 incarichi di presidente e 353 poltrone di amministratori. La spending review trova, in questo senso, la strada aperta. Si tratta di un varco di dimensioni contenute, perché l'universo di organismi superflui o quanto meno sovradimensionati è ancora vasto. E nessuno ne conosce gli esatti confini. Il Governo, però, ci vuole tentare: la riduzione e l'accorpamento degli enti è fra i punti di revisione della spesa. Insieme alla riorganizzazioni della galassia delle società pubbliche. Il risparmio è garantito. Lo si sa da cinque anni.
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