Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 12 maggio 2012 alle ore 08:15.
di Emmanuele Massagli L'affievolirsi dell'attenzione mediatica ha permesso una più analitica lettura del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro ora in fase di lavorazione parlamentare. Molti pareri sono stati espressi nelle ultime settimane, ma è sorprendentemente rimasto escluso dal dibattito il mondo del no-profit. Questo ambito, più di altri, rischia di rimanere azzoppato dalla riforma. Guardando in particolare al mondo delle istituzioni culturali, riunite in un tavolo di lavoro nazionale che sta ora provando a farsi ascoltare dalla politica, viene da domandarsi come queste realtà, piccole nella dimensione individuale, ma sostanziose come numero di addetti complessivi, possano adeguarsi alla logica del "contratto dominante" a tempo indeterminato.
Il primo problema, invero, non è la gestione dei rapporti di lavoro, quanto la cronica assenza di fondi. È un nodo economico/fiscale che, ultimamente, interessa temi di stretta competenza politica quali la valorizzazione della cultura e della ricerca (si pensi all'ingiustificabile dimenticanza del datore di lavoro no profit tra quelli previsti dal decreto "Salva-Italia" come beneficiari della riduzione dell'Irap per assunzioni di giovani e donne). Ma anche sul versante lavoristico se ne vedono le conseguenze. La scelta di ricorrere a forme contrattuali flessibili come, in particolar modo, il contratto a progetto, trova certamente ragione nella caratteristica peculiare delle attività di queste istituzioni, ma non si può nascondere anche un'affannosa ricerca di fondi per la sopravvivenza.
Come possono impattare le novità della riforma Fornero? La normativa sul contratto a progetto è decisamente irrigidita: impossibilità di attività rientranti nell'oggetto sociale del committente, eliminazione del concetto di fase di programma, necessità di elevata professionalità, nuova presunzione relativa di subordinazione, maggiore aliquota previdenziale. Nel complesso, questi interventi paiono volti non tanto a "ristrutturare" l'istituto evitandone gli abusi, quanto decisi a restringerne l'operatività in un angolo di straordinarietà. Così scritta, la norma non potrà che incentivare i datori di lavoro a terminare le collaborazioni. È palese che la maggior parte dei contratti a progetto non verrà rinnovata, in nessuna forma.
Diversi sono i problemi che in futuro dovranno fronteggiare gli istituti culturali, se sarà confermato l'impianto del ddl. In molti casi le attività dei collaboratori sono effettivamente "a progetto", ma riguardano certamente l'oggetto sociale dell'ente: è stipulabile il contratto? Inoltre, attività archivistiche o di ricostruzione bibliografica sono da considerarsi esecutive o ripetitive? Riusciranno gli enti a reggere l'aggravio previdenziale senza "scaricarlo" sul lavoratore?
È necessario intervenire prevedendo un'interpretazione normativa che rassicuri i soggetti del settore e li reincoraggi ad attivare rapporti di collaborazione o sostenendo fiscalmente queste realtà perché possano optare per forme di lavoro "standard" senza l'assillo della sopravvivenza legata a incarichi e bandi. Concretamente il legislatore, più che regolare una disciplina diversa per questo settore, potrebbe scegliere di rimandare ai contratti collettivi la possibilità di definire criteri diversi, giustificati dalle particolarità degli ambiti economici. Sarebbe migliorativo anche prevedere l'obbligo di certificazione dei singoli contratti a progetto in taluni contesti, per verificare l'uso non distorto della tipologia contrattuale.
Il rapporto tra questo particolarissimo settore e le novità della riforma può essere esemplificativo del limite della proposta di legge: pretendere di ricondurre le modalità di collaborazione tra persona e datore di lavoro in un modello contrattuale (e quindi economico) prevalente e omnicomprensivo.
Emmanuele Massagli è presidente di Adapt
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Permalink
Ultimi di sezione
-
Europa
Spinta italiana per un'Europa costruttiva
di Alberto Quadrio Curzio
-
sulla giustizia efficienza a parole
La (ir)responsabilità della politica
di Donatella Stasio
-
Europa
Un patto globale anti-elusione
di Vittorio Emanuele Parsi
-
giro di parole
Nibali è sempre brillante ma Evans ha classe e gambe da vero antagonista
di Giorgio Squinzi
-
oltre la crisi
Un mercato unico dell'energia
di Günther H. Oettinger e Radek Sikorski
-
università
Quel che lo Stato non fa per gli atenei
di Stefano Paleari








