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Questo articolo è stato pubblicato il 29 maggio 2012 alle ore 07:35.

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Se il riaccendersi delle tensioni sullo spread (e sui rendimenti in asta) è una cattiva notizia per il Tesoro italiano, non altrettanto si può dire per il piccolo risparmiatore, che anzi può trovare interessanti occasioni di acquisto tra i titoli governativi che proprio questa settimana arrivano sul mercato. La conferma si è avuta anche ieri: per scovare in asta un tasso del CTz superiore al 4% (ieri era al 4,037%) bisogna infatti risalire all'emissione dello scorso dicembre, quando il rendimento lordo sugli "Zero coupon" era stato pari al 4,853%. Non proprio spiccioli, insomma.

Certo, otto decimi di scarto sono di fatto anche la misura di un divario: tra lo scenario di forte tensione, come quello di allora, e uno, come quello odierno, che pur essendo migliorato grazie all'operato del governo Monti, obbliga pur sempre a stare in allerta. Un tasso superiore al 4% su una scadenza biennale è un segnale. Di fronte al quale alcuni investitori, magari i più spaventati dall'euro-crack, possono essere frenati dall'acquisto.

D'altra parte, i più convinti della solidità del progetto di lungo periodo della moneta unica, possono essere spinti a mettere mano al portafoglio. Anche perchè, oggi, la convenienza di un titolo a breve rispetto a uno con scadenza medio-lunga è indiscutibile. «Non avrei dubbi a scegliere un CTz al 4% piuttosto che un BTp a 10 anni, anche qualora il rendimento offerto nell'asta di domani (quando verranno messi a disposizione BTp a 5 e 10 per complessivi 6,25 miliardi, ndr) arrivasse al 6%», spiega Guido Casella, responsabile dei fondi obbligazionari di Azimut.

Nelle ultime settimane, complice l'intensificarsi dell'allarme sulla Grecia e di una sua possibile uscita dall'Euro, i rendimenti dei titoli di Stato periferici hanno registrato un surriscaldamento proprio sulle scadenze più brevi. Basti pensare che se ieri sul mercato secondario i Buoni a 6 mesi offrivano più del 2% lordo, all'inizio di maggio il rendimento era pari all'1,3%. Un balzo del 50% circa. Nello stesso tempo il tasso del BTp a 10 è passato dal 5,5% al 5,87%, in salita di un magro 7%. «Se la Grecia dovesse lasciare l'euro - è il ragionamento fatto dagli investitori - le conseguenze si avrebbero nel breve periodo. Nel lungo, invece, lo stato di salute dei paesi periferici, Italia inclusa, non dovrebbe risentirne più di tanto».

Sebbene percepiti come relativamente più rischiosi, i titoli a breve e brevissima scadenza rappresentano un'ottima soluzione per parcheggiare il denaro in maniera temporanea, strappare un buon rendimento e tenere le mani libere in prospettiva. «La scelta del BoT può essere un modo per prendere tempo - aggiunge Casella -. Con una scadenza a 6 mesi si scavalla l'estate e l'autunno, che sono tradizionalmente periodi più volatili, e si arriva a fine anno, quando lo scenario in Eurozona sarà un po' più definito. E si potranno prendere con più tranquillità le decisioni relative alla gestione del proprio portafoglio».
E i titoli a 5 o 10 anni? In questo caso le cose cambiano. Più che strumenti monetari, i BTp sono veri e propri investimenti.

Chi li acquista, ragionevolmente li tiene fino a scadenza. Il relativo vantaggio rispetto a titoli a breve è che qualora la situazione in Europa dovesse peggiorare, i BTp potrebbero essere oggetto di riacquisto da parte della Bce, che ne sosterrebbe così i prezzi. E i tassi? «Nell'asta di domani ci aspettiamo un aumento dei rendimenti più marcato rispetto ai BoT», spiega Angelo Drusiani, esperto obbligazionario di Banca Albertini Syz, che segnala come, anche in questo caso, sia «meglio scegliere un titolo a 5 anni piuttosto che uno a dieci: il primo rende lo 0,5-0,6% in meno del secondo, ma la durata è dimezzata».

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