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Questo articolo è stato pubblicato il 09 agosto 2012 alle ore 06:39.

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I Paesi Ue scontano la troppa fretta nell'allargamento



Mario Monti ha fatto la scoperta del secolo: uno dei nodi dell'Europa è tra i Paesi del Nord e quelli del Sud. Ci serviva poco a capire che mettere popolazioni tanto diverse assieme è arduo. La questione meridionale italiana si trascina da più di 150 anni: il Nord è ai livelli bavaresi, il Sud è in crisi. Se non si riesce a far capire al pubblico amministratore siciliano che non può continuare a creare posti di lavoro clientelari pagati dal resto del Paese, che non può continuare ad avere una sanità che costa il triplo rispetto alle altre regioni, a maggior ragione non si può chiedere a un finlandese di pagare per costi inventati dai greci, e tra non molto potrebbero pagare per gli italiani.
Lettera firmata
Non credo che Monti abbia pensato di fare la "scoperta del secolo". Più semplicemente, con l'approfondirsi della crisi dell'euro a motivo dei debiti sovrani, stanno emergendo tutti i problemi, e le contraddizioni, di una costruzione europea monca di una vera integrazione politica, senza la quale la moneta unica sbanda e si fanno più forti i rischi delle fratture. Sullo sfondo c'è il tema degli Stati Uniti d'Europa (prospettiva che però lo stesso Monti aveva escluso in un'intervista al giornale tedesco Die Welt all'inizio dell'anno) e di una federazione leggera di Stati. Tema su cui in Italia insiste da anni la battaglia dei Radicali di Marco Pannella e Emma Bonino e sul quale solo ora si comincia a discutere con serietà. È chiaro che sono stati fatti errori. Troppa fretta nel processo di allargamento e troppi divari sistemici (produttività, welfare, giustizia) alla fine sono venuti a galla. Così come è emerso un deficit di democrazia nella costruzione europea a fronte del quale la Corte Costituzionale tedesca, problema attualissimo, vincola il governo a seguire le indicazioni del Parlamento. Ha infine ragione a dire che non possiamo aspettarci che un finlandese paghi il dissesto sistematico della Sicilia. Dobbiamo piuttosto pretendere da Palermo un piano di rientro vero e rigoroso. Però è bene ricordare che nel 2013 si vota anche in Germania e che certe polemiche non nascono a caso. Neanche Berlino sfugge alla regola elettoralistica.
L'impegno della Rai per i Giochi
Caro Direttore, con 200 ore di trasmissioni, e non 900 come riportato nell'articolo "Ci sono le Olimpiadi? Non per Raisport", pubblicato sul Sole 24 Ore di ieri, stiamo regalando agli italiani le emozioni olimpiche, facendo registrare quotidianamente ascolti altissimi, uno share complessivo medio di circa il 21% con oltre 2,5 milioni di telespettatori e picchi di 9 milioni. La scelta editoriale di dedicare una rete generalista alle Olimpiadi, così come avvenne nel 2004 ad Atene e 2008 a Pechino, sta pagando in termini di ascolto e qualità del servizio offerto. Soprattutto sta permettendo a tutti i telespettatori appassionati di sport e non solo delle Olimpiadi, di avere un punto di riferimento preciso e gratis: Rai2. Certo con le 900 ore di trasmissioni che erroneamente ci vengono attribuite, avremmo presentato programmazioni diverse, palinsesti più ricchi, con il percorso degli atleti italiani in alcune discipline sin dalle qualificazioni, con grandi spazi anche per i canali Rai Sport1 e Rai Sport2. Ma tutto ciò quanto avrebbe gravato sul bilancio del servizio pubblico? Non bisogna dimenticare che a giugno la Rai ha trasmesso in esclusiva tutte le partite degli Europei di calcio di Polonia e Ucraina, con un grande impegno aziendale. Il tema dei diritti sportivi richiederebbe una analisi attenta. Si dovrebbero tenere in considerazione una serie di aspetti che in questo momento storico penalizzano soprattutto il servizio pubblico. Ogni due anni la Rai è chiamata ad acquisire i diritti, diventati multimilionari, di Mondiali o Europei di calcio, di Olimpiadi estive o invernali, scontrandosi con competitor che possono invece, con più facilità e senza grandi vincoli, operare sul mercato. Vincoli che il servizio pubblico, proprio per la sua natura, deve rispettare. La forbice è data da un lato da una copertura che deve essere la più ampia possibile, dall'altro da un bilancio da tenere in equilibrio. E ogni mediazione non deve uscire da questo ambito. Per quanto riguarda i canali digitali specializzati, mi sembra che nell'articolo si faccia confusione. Solo da qualche settimana il nostro Paese è completamente digitalizzato e tutti possono ricevere la nostra ampia offerta. Complessivamente i nostri canali fanno registrare un ascolto in termini di share pari all'8 % con punte del 10% sia in prima serata che nelle 24 ore. Quindi un grande successo per i canali digitali specializzati Rai.
Fabrizio Casinelli
Responsabile relazioni con la stampa della Rai
Sì, ho sbagliato: sono 200 le ore che la Rai può trasmettere delle Olimpiadi, come, del resto, avevo scritto il 24 luglio nello speciale sui Giochi di Londra. Ammesso l'errore, il resto sono opinioni: nessuno discute l'audience di Rai2 o dei canali digitali, né tantomeno la professionalità dei giornalisti Rai. L'articolo, piuttosto, chiedeva più investimenti sui canali digitali che, dal 4 luglio, possono vedere tutti gli italiani (o no? Questo è un altro discorso; e vale anche per Rai2). Il vero problema - sono d'accordo con la Rai - è il diritto di tutti a poter seguire i grandi eventi. (Marco Mele)

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