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Questo articolo è stato pubblicato il 19 settembre 2012 alle ore 08:16.

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Prendono il via oggi le passerelle di Milano moda donna per la primavera-estate 2013: i compratori italiani e stranieri confermano che, come sempre negli ultimi anni, hanno già ordinato circa i tre quarti delle collezioni di abiti e, soprattutto, accessori, i "must have" negli acquisti delle signore di tutto il mondo. A che cosa servono, dunque, le sfilate? A provocare antistorici ingorghi che fanno infuriare milanesi e non?

A dar lustro all'ego ipertrofico degli stilisti, che riescono così a conquistare con una sorta di manuale Cencelli gli spazi sui quotidiani cartacei e sul mondo digitale? Opzioni ovviamente riduttive. Le sfilate sono fondamentali per trasmettere alla stampa e, ancora di più, ai buyer quello che nel gergo del settore è battezzato il "mood": quel tocco speciale che la creatività di ogni stilista e di ogni marchio riesce a fornire a chi poi, nel dettaglio plurimarca, deve riprodurre con la propria interpretazione. Sempre che la distribuzione plurimarca riesca a sopravvivere all'overdose di negozi controllati direttamente dai colossi della moda e del lusso.

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