Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 08 ottobre 2012 alle ore 08:35.
L'ultima modifica è del 08 ottobre 2012 alle ore 08:57.

My24

Il piano straordinario su Pompei entra nel vivo. È arrivato il momento dell'apertura delle buste dei candidati che intendono partecipare al restauro di cinque domus, per un totale di sei milioni di euro. Le cinque commissioni (una per bando; si è preferito non fare una gara unica così che eventuali ricorsi non "contagiassero" l'intero appalto) stanno già aprendo i plichi con i requisiti dei concorrenti. A metà mese si passerà alla valutazione delle offerte e all'assegnazione dei lavori.

Il cronoprogramma
Sempre in ottobre si procederà con l'altro bando, quello della messa in sicurezza dei terreni a confine con l'area di scavo (importo 2,8 milioni) e a dicembre sarà la volta delle gare che interesseranno tre delle nove regiones in cui è divisa la città (per un valore di 10 milioni di euro). Sempre entro l'anno vedrà la luce – assicurano al ministero dei Beni culturali – il bando per "il piano della conoscenza", uno dei cinque interventi in cui si articola il progetto di 105 milioni finanziato con risorse comunitarie e interne.

Pompei, insomma, si prepara a rimettersi in sesto, dopo la sequela di crolli che ne hanno offuscato l'immagine (e quella del Paese) a livello internazionale. Operazione che ha qualche chance di successo, se non altro perché dobbiamo risponderne all'Unione europea, che alla fine del 2015 ci chiederà conto di come sono stati spesi i soldi. Gli ostacoli da superare sono tanti: una situazione di pesante degrado (interna ed esterna al sito, compresa la presenza di amianto nell'area degli scavi, fatto di cui si sta occupando la magistratura); la pressione della criminalità organizzata (le misure di contrasto sono state rafforzate, perché la torta di 105 milioni fa ancora più gola alla camorra); la mancanza di personale di controllo (a cui si farà fronte con il potenziamento del sistema di videosorveglianza); una vastissima area, e per di più assai delicata, da conservare e valorizzare.

Il fallimento dei commissari
Insomma, un compito impegnativo in cui tutti finora hanno fallito. Anche i commissari straordinari, che dal '97 (allora li si chiamava direttori amministrativi o city manager) si sono succeduti, seppure non in maniera continuativa, nella gestione di Pompei. Anzi. L'ultimo commissario (super, per via degli ampi poteri che gli erano stati affidati), è andato oltre. La gestione di Marcello Fiori – transitato a febbraio 2009 dall'ufficio emergenze della protezione civile all'area archeologica, dove è rimasto fino all'estate dell'anno dopo – è incappata in una serie di irregolarità ora al vaglio della magistratura e della Corte dei conti.

Sotto la lente concessioni e contratti. Per esempio, quelli relativi al teatro grande di Pompei. Per l'organizzazione della stagione 2010, il commissario ha impiegato 7,5 milioni di euro per lavori complementari, l'acquisto di camerini-depositi e di allestimenti scenici e teatrali. Risorse che – oltre a essere state assegnate con procedure dubbie sulle quali si sta indagando – non hanno prodotto alcun ritorno economico significativo per la soprintendenza. Infatti, la convenzione con il teatro San Carlo di Napoli – all'epoca retto da un altro commissario, Salvo Nastasi, che era allo stesso tempo capo di gabinetto del ministero dei Beni culturali – prevedeva unicamente il versamento del 10% delle royalties sui biglietti di ingresso. Il risultato è che ora la programmazione del teatro di Pompei è inesistente, perché la procura di Torre Annunziata ha disposto, nell'ambito delle indagini sui lavori di restauro della struttura e sulle attività in cartellone nel 2010, il sequestro di tutto il materiale di scena e degli impianti acquistati dal commissario.

Shopping24

Dai nostri archivi