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Questo articolo è stato pubblicato il 10 novembre 2012 alle ore 10:26.

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Per un po' di tempo l'esito della campagna elettorale è apparso alquanto incerto, ma alla fine la disciplina e il fatto di stare dalla parte giusta sui temi in discussione hanno prevalso. Sì, Elizabeth Warren ha vinto! Ah, e poi ha vinto anche quel tizio là, Barack Obama.
Ora è il momento di dare una ripulita: del resto migliaia, se non milioni di teste di conservatori che esplodono lasciano un bel problema.

Tra l'altro, noto anche che i sondaggi avevano ragione: chissà se riesco a procurarmi un invito per la cerimonia di insediamento del presidente Nate Silver?
Va bene, ora cerchiamo di essere un po' più seri: una cosa importante che è successa in queste elezioni è che la vera America ha sconfitto la "vera America". E finalmente possiamo chiederci, parafrasando il titolo di un famoso libro sull'incapacità dei Democratici di comprendere l'America profonda: "Chi se ne importa del Kansas?".
Per lungo tempo, la destra - e alcuni opinionisti - ci hanno propinato l'idea che la "vera America" (quella che contava davvero) era la terra dei bianchi dei piccoli centri, il totem demografico a cui entrambi i partiti dovevano prostrarsi. Nel frattempo l'elettorato reale diventava più variegato dal punto di vista etnico e razziale, e anche via via sempre più tollerante. La coalizione obamiana del 2008 non era un colpo di fortuna: era quello che il Paese stava diventando.

E infatti questa nazione più diversificata (e migliore, se volete il mio parere) ha appena vinto alla grande.
Un altro dato significativo è che le questioni sociali, nella misura in cui hanno influito sull'esito del voto, lo hanno fatto in favore dei Democratici. Dio, armi e gay non hanno spinto gli elettori a sostenere gli interessi della grande impresa; al contrario, la questione della dignità delle donne ha spostato voti nell'altro senso.
Una notte straordinaria per la verità, la giustizia e la vera America.

La scommessa errata di Wall Street
Girano svariati elenchi su chi ha vinto e chi ha perso di più in queste elezioni: ma stranamente in nessuno di questi elenchi si parla del pessimo risultato ottenuto dai Padroni dell'Universo di Wall Street.
La storia, come forse ricorderete, è che il settore finanziario, dopo aver portato se stesso e il resto del mondo sull'orlo della catastrofe, è stato salvato con i soldi dei contribuenti.
Eppure, lungi dal mostrarsi riconoscenti, gli alti papaveri della finanza erano infuriati con il presidente Obama per aver lasciato intendere, di tanto in tanto, che qualcuno di loro forse non si era comportato troppo bene. E i banchieri d'affari - che normalmente sono dalla parte dei Democratici - si sono spostati in blocco dall'altra parte, riversando denaro contante nelle casse della campagna di Romney, nella previsione, sicuramente fondata, che con quest'ultimo alla Casa Bianca le riforme della finanza sarebbero state smantellate e la loro ricchezza sarebbe stata trattata con quell'adulazione a cui pensano di aver diritto per nascita.

Ma Romney ha perso e Obama ha vinto. I limiti del loro potere sono stati spietatamente messi a nudo e il presidente eletto ormai non deve loro più nulla.
Ho già detto che Elizabeth Warren, che ha contribuito a creare il Consumer Financial Protection Bureau (la nuova agenzia federale per la protezione del consumatore di prodotti e servizi finanziari), è stata eletta in Senato? Un Senato che sarà parecchio più progressista e meno sensibile alle sirene di Wall Street di quello di prima.
Spiacente, ragazzi: avete fatto la mossa sbagliata.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
© THE NEW YORK TIMES

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