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Questo articolo è stato pubblicato il 16 dicembre 2012 alle ore 15:30.
L'ultima modifica è del 16 dicembre 2012 alle ore 15:39.

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Per promuovere la rinascita del nostro Paese, occorre - tra le altre cose - una politica più efficace (di quella attuale) nei confronti delle attività produttive, le uniche in grado di generare reddito e soprattutto occupazione. Questa politica deve poggiare sui due seguenti pilastri: un diverso e più leggero trattamento fiscale degli utili d'impresa; una chiara esplicitazione delle norme, di ogni tipo, a cui sono assoggettate le attività d'impresa.
Sul primo punto va accantonata - perché del tutto illusoria - l'idea di procedere a una riduzione generalizzata delle imposte: non vi sono le condizioni per riduzioni significative e i piccoli ritocchi che forse si potrebbero fare si rivelerebbero in pratica del tutto inutili e, a volte, fonte di veri e propri "sprechi".
Occorre concentrare gli sforzi sulla fiscalità d'impresa, rimandando a un secondo momento ogni intervento sulla fiscalità relativa alle persone fisiche e alle famiglie. A questo proposito, deve comunque essere ben chiaro che un razionale riordinamento della fiscalità su persone e famiglie non può eludere una chiara risposta ad alcune domande di fondo.

Ad esempio: quale "protezione sociale" vogliamo offrire ai soggetti più deboli? Quale grado di solidarietà vogliamo stabilire tra le generazioni? Occorre dunque una distinzione molto netta tra le due "fiscalità". La fiscalità sulle attività produttive dev'essere immediatamente ridotta in modo drastico. Essa può essere ridotta al 10% modificando la base imponibile in modo da: colpire il reddito prima dell'imputazione degli oneri finanziari e non, come accade oggi, il cosiddetto reddito netto; stabilire regole più rigide in materia di "inerenza" e, quindi, di deducibilità dei costi.
L'allargamento della base imponibile per includervi gli oneri finanziari trova ragione nel fatto che l'imposta deve colpire la capacità di reddito dell'impresa indipendentemente dalla sua struttura finanziaria che, soprattutto nelle piccole e medie imprese, viene modellata dall'imprenditore sulla base della sua personale (o familiare) convenienza. Per non penalizzare le aziende molto indebitate si può arrivare al nuovo sistema nell'arco di alcuni anni (tre, quattro), eliminando nello stesso tempo le agevolazioni settoriali e specifiche che hanno ormai esaurito la loro funzione economico-sociale e lasciando nel frattempo libertà di scelta al contribuente. Quanto all'inerenza, occorrono regole più precise - anche con l'adozione di meccanismi automatici - per evitare che vengano imputate all'impresa spese personali (o familiari) dell'imprenditore.

In connessione va rivista la fiscalità in capo ai percettori di dividendi ed interessi. Va previsto che, se corrisposti a persone giuridiche (ad esempio ad altre società), tali interessi e dividendi siano esenti.

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TAG: Italia

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