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Questo articolo è stato pubblicato il 09 aprile 2013 alle ore 07:34.
L'ultima modifica è del 09 aprile 2013 alle ore 07:48.

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Non sono ovviamente in discussione la serietà, la professionalità e l'indipendenza politica di Mario Canzio, Ragioniere generale dello Stato dal 2005. Domenica scorsa abbiamo innanzitutto rilevato un fatto accaduto la sera precedente. La stesura finale del decreto legge del Governo Monti per sbloccare i pagamenti arretrati della Pubblica amministrazione non conteneva ciò che lo stesso Governo, qualche ora prima, aveva indicato in un comunicato ufficiale riguardo l'allargamento del tetto alle compensazioni fiscali.

Con tutta evidenza, la Ragioneria aveva "bocciato" la decisione del Governo. E solo in un secondo momento è stato ripristinato il testo originario del decreto che è stato poi trasmesso alla Presidenza della Repubblica. Insomma un "pasticcio", come abbiamo commentato. Che non è certo il primo nella storia ultrasecolare di questa fondamentale istituzione (di «supporto e verifica» per Parlamento e Governo per garantire la «corretta programmazione e la rigorosa gestione delle risorse pubbliche») e non sarà l'ultimo. La stessa, opaca dialettica che contraddistingue il rapporto tra la Ragioneria (il cui massimo rappresentante è nominato dal Governo su proposta del Ministro dell'Economia) e l'esecutivo nelle fasi concitate della stesura di importanti testi legislativi "d'urgenza" alimenta la confusione e l'incertezza. Ed avvalora la convinzione, al di là del rispetto delle forme, che si sostanzi un autoreferenziale "potere di blocco" o di interdizione burocratica dentro lo Stato stesso. Il che può valere, nei confronti di governo e Parlamento, per la Ragioneria così come per altri "bracci" amministrativi pubblici.

Il Ragioniere generale Canzio afferma peraltro che l'attività di questo istituto «si avvicina più ad un concetto di certificazione che a un giudizio di valutazione». Un «ruolo quasi di tipo notarile» nello «spirito di servizio allo Stato» e di «presidio delle regole».
Certificazione, regole, legalità? Sabato il ministro dell'Economia Vittorio Grilli (predecessore di Canzio) ha detto che lo Stato italiano – il quale non rispetta gli impegni presi con i suoi fornitori – non conosce neanche l'ammontare dei debiti della Pubblica amministrazione. Uno scandalo che dura da decenni, una sorta di motto einaudiano alla rovescia: non conoscere per non deliberare. Ecco, a proposito di attività «notarile» c'è un campo immenso su cui può correre la Ragioneria, che molto utilmente potrebbe far conoscere allo Stato l'ammontare dei debiti di Stato. Così, tanto per cominciare.

guido.gentili@ilsole24ore.com
@guidogentili1

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