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Questo articolo è stato pubblicato il 27 ottobre 2013 alle ore 14:38.
L'ultima modifica è del 27 ottobre 2013 alle ore 16:38.

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Il fattore W (woman) è la nuova locomotiva che traina l'economia. Il 37% dell'imprenditoria mondiale è donna: il Global Entrepreneurship Monitor (Gem) segnala 126 milioni di donne neoimprenditrici o in procinto di diventarlo, in aggiunta ai 98 milioni che lo sono da più di tre anni e mezzo.
L'onda delle capitane d'impresa non è moda passeggera ma una forza che rimodella l'economia con investimenti immateriali e innovazione.
Nei Paesi emergenti, le donne imprenditrici investono nello sviluppo delle risorse umane il 90% di ogni euro guadagnato in più. In Europa e negli Usa le donne salgono più rapidamente dei colleghi uomini la scala dell'innovazione.
In Italia, è di tutto rispetto la partecipazione femminile alla corsa dell'imprenditorialità. Su 100 donne occupate 16 sono già imprenditrici contro la media di dieci nell'Eurozona.
L'imprenditorialità femminile è ad ampio spettro: va dalla micro impresa alla start-up con alto potenziale di crescita, dal piccolo commercio per il sostentamento della famiglia al business che crea ricchezza.

Nella sfera dell'imprenditorialità in Italia le stelle rosa sono poco meno del 25%, ma scendono sotto il 10% nella costellazione dell'imprenditorialità innovativa. Al 21 ottobre di quest'anno, InfoCamere registrava 1.248 società nella sezione delle start-up innovative di cui 133 femminili, concentrate per il 52% in Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana. Per colmare questo divario, dovrebbe essere solo una meta intermedia l'imprenditorialità femminile per necessità familiare, flessibilità del lavoro o disoccupazione. Lo sfruttamento di opportunità imprenditoriali coltivate nel giardino dell'innovazione è la linea d'arrivo dell'imprenditorialità femminile. È questo l'obiettivo da perseguire per quanto ambizioso. Sotto l'effetto della crisi dell'euro, nei Paesi mediterranei è caduta verticalmente la percezione delle opportunità imprenditoriali innovative.
Almeno tre caratteristiche femminili favoriscono start-up innovative in rosa. Le donne sono responsabili di oltre l'80% delle decisioni d'acquisto e si trovano in una posizione privilegiata per supervisionare lo sviluppo di prodotti innovativi. Le esperienze vissute sui mercati rendono le donne più curiose degli uomini verso l'innovazione e fanno crescere le motivazioni che portano a compiere il salto imprenditoriale. L'innovazione è uno sport di contatto tra persone e tra idee, adiacenti le une alle altre. Esige lavoro di squadra che vede le donne più equipaggiate. La diversità di genere offre una prospettiva più ampia sul paesaggio dell'innovazione. Le donne appaiono più propense degli uomini a cogliere i vantaggi dei team imprenditoriali misti.

Se il modello della start-up innovativa si adatta meglio alle donne, metterlo in produzione su larga scala porterebbe a restringere quello che è oggi, in Italia e in Europa, un preoccupante divario tra input e output della ricerca & innovazione.
È dai prodotti e servizi innovativi che il nostro Paese trae l'energia per un processo di crescita sostenuta e sostenibile. Ci sono buone ragioni per reclamare la richiesta di più risorse da destinare alla R&I. Ma sono ancora più forti le motivazioni che puntano sulla traduzione imprenditoriale dei risultati della ricerca e sull'efficacia dell'innovazione nei mercati.
Un'economia con una quota elevata di settori ad alta intensità di conoscenza, imprese innovative in crescita, alti livelli di brevettazione ed esportazioni competitive: questi sono i risultati che la Ue si attende dalle risorse riversate nel bacino della ricerca & innovazione.

Nel segno dell'innovazione, la nostra imprenditorialità femminile può dare un forte contributo alla competitività e al lavoro nelle attività ad alta intensità di conoscenza. A patto che venga favorita la nascita di imprese al femminile per portarci sulla media Ocse del 30% di donne imprenditrici e si faccia leva sulle loro qualità relazionali affinché in Italia possa crescere un'imprenditorialità senza frontiere di genere, culturali, razziali e geopolitiche. Quest'ultima è una sfida che lancia il Mit di Boston con nuovi programmi educativi per la nascita di imprenditrici e imprenditori globali, senza frontiere.

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