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Presidente Letta, ascolti il Paese

L'appello DELLE PARTI SOCIALI

Presidente Letta, ascolti il Paese

(Space24)
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Presidente Letta tiri una linea, azzeri tutto, prenda atto che la (sua) legge di stabilità non è in grado di cogliere le priorità del Paese e di fornire le risposte adeguate. Ha ancora pochissimo tempo a disposizione per porre rimedio, ma può ancora farlo se vuole dare un senso compiuto alla stabilità in linea con il sentimento e le esigenze vitali del Paese.

Se non lo farà, il guscio di una governabilità fine a se stessa si rivelerà vuoto, segnerà la chiusura della sua esperienza governativa e, soprattutto, rischierà di aggravare irrimediabilmente il logoramento del tessuto economico e civile di un'Italia stremata e mai (davvero) ripartita. Abbiamo interpellato le forze produttive e sociali di questo Paese e abbiamo chiesto loro che cosa si attendono dalla prossima legge di stabilità. Siamo rimasti colpiti dal tasso comune (pesante) di insoddisfazione e dalla (straordinaria) convergenza su un punto strategico disatteso e, cioè, quello di rimettere al centro il lavoro, l'industria, la domanda interna.

Siamo rimasti, soprattutto, colpiti dalla capacità di tradurre l'insoddisfazione e la delusione in una proposta unitaria concreta, a nostro avviso, in gran parte condivisibile: subito un intervento significativo di riduzione dei prelievi fiscali e contributivi su imprese e lavoro e, cosa ancora più importante, una disposizione - da inserire all'interno della legge di stabilità o con un provvedimento ad hoc - che sancisca la nascita di un meccanismo automatico per cui tutte le risorse provenienti dalla spending review e dall'azione di contrasto all'evasione vengano integralmente destinate a una riduzione del cuneo fiscale che penalizza, in modo abnorme, la competitività delle aziende italiane, il reddito reale e il potere d'acquisto dei lavoratori. A chiederlo sono imprese grandi e piccole, artigiani, commercianti, tutte le forze più rappresentative del sindacato, il cuore profondo di un'Italia che non si rassegna al galleggiamento e, di conseguenza, al declino.

Scelga presidente Letta la strada maestra, dimostri di sapere domare i residui populismi della sua maggioranza politica e porti a casa un risultato che dia un filo logico all'azione di governo e al più importante degli interventi sul tema (oggi decisivo) della politica economica. Siamo certi che le forze vitali di questo Paese sapranno ripagarla facendo il loro: investendo sulla ricerca e sulla internazionalizzazione, con capitali propri, e trasmettendo quella fiducia contagiosa, nel corpo vivo del Paese, di cui la domanda interna ha assoluto bisogno. Questo significa occuparsi non a parole del futuro dei nostri giovani e dei tanti (troppi) quarantenni e cinquantenni che la sera vanno a letto con un lavoro e la mattina si svegliano senza un lavoro e senza la speranza di poterne avere un altro.

Non saremo mai noi a sostenere che tagliare la spesa pubblica improduttiva è una passeggiata, sappiamo che non è così, ma sappiamo altresì che questo Paese ha bisogno di tagli selettivi e rigorosi nell'area dello spreco centrale e territoriale per recuperare quelle risorse (sane) indispensabili per ridurre il peso dei fardelli che gravano su chi produce e tiene in piedi l'economia. Per questo l'auspicato meccanismo automatico dovrà essere immediatamente esecutivo, blindato, cogente, e non dovrà ripetere i tentativi, abortiti alla prova dei fatti, degli anni precedenti. Bisogna essere in grado di impedire che le risorse così faticosamente reperite vengano riassorbite dai mille rivoli assistenziali di questo Paese smentendo, con i fatti, una pratica ricorrente da sempre. Le forze produttive dovranno essere all'altezza della sfida con comportamenti coerenti e, su questo punto, ci impegniamo ad essere vigili. Siamo convinti che questa sia la strada maestra perché se la crescita non riparte anche il rapporto debito/pil non scenderà e sarà un rincorrersi affannoso di nuovi, insopportabili balzelli.

Su una cosa, però, crediamo sia opportuno che il Governo e le parti produttive e sociali riflettano: l'esigenza, cioè, di inserire nel meccanismo automatico un doppio vincolo. Il 90% delle risorse liberate dalla spending review e dalla lotta all'evasione vadano alla riduzione del cuneo fiscale, il restante 10% all'abbattimento del debito pubblico. Abbiamo l'esigenza assoluta di fare ripartire l'economia, questa è la vera priorità, ma anche quella di ricordarci il carico di debito pubblico che grava sulle nostre spalle e rischia di ipotecare il futuro. Oggi la priorità, anche per ridurre il peso del debito, è il rilancio dell'economia, ma destinare direttamente al suo abbattimento una piccola parte (il 10%) delle risorse sane recuperate ha un valore di richiamo alla serietà, prima per noi stessi che per l'Europa. Ci ricorda quello che di sbagliato abbiamo fatto e non dovremo più ripetere.

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