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Questo articolo è stato pubblicato il 29 novembre 2014 alle ore 09:25.
L'ultima modifica è del 29 novembre 2014 alle ore 15:28.

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L'opera si fa. Al di là delle polemiche e delle inchieste giudiziarie. Il Mose va avanti. Nonostante il commissariamento dell'ente gestore, il Consorzio Venezia Nuova, nonostante la perdita di credibilità degli ultimi 18 mesi. Costerà sempre troppo - e non solo in termini di denaro - e il cronoprogramma subirà forse altri ritardi, ma il suo completamento è oramai inevitabile. E per fortuna.

Perché non si tratta solo di un'opera necessaria per la salvaguardia ambientale e la tutela di Venezia e di tutto il bacino della laguna veneta, ma anche (e soprattutto) perché il mastodontico progetto di ingegneria infrastrutturale tutto italiano è un formidabile biglietto da visita per il made in Italy e per rilanciare le imprese italiane. Le tecniche del tutto sperimentali usate per progettare il Mose sono studiate nelle università internazionali, vengono imitate dalle delegazioni asitiche, americane, europee che negli ultimi due anni hanno visitato i cantieri, sono richieste dai governi stranieri. Il Mose resta sempre una brutta pagina guidiziaria di cui non si sentiva il bisogno, ma nei prossimi due anni (la fine dei lavori è prevista per l'estate 2017) va visto come strumento di riscatto, tenendo presente che (ancora una volta) le imprese italiane sono state in grado di realizzare qualcosa che prima non c'era.

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